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Una storia popolare del calcio, lo sport e la società da sempre viaggiano in tandem

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Author image Dario Vanacore

20 giugno 2026 alle ore 23:34, agg. alle 23:39

Un racconto che, attraverso il tempo, ci parla di calcio ma anche di tutti quegli eventi che hanno intrecciato le proprie vicende con questo mondo sportivo

I Mondiali 2026 di calcio sono nel pieno del loro svolgimento nelle diverse sedi ospitanti, sparse tra Messico, Canada e Stati Uniti. Un vero e proprio tour de force sportivo, se si prendono in considerazione i numeri crudi delle partite che gli atleti delle diverse nazionali sono chiamati ad affrontare in poco più di un mese.

Centoquattro partite totali – dalla fase a gironi fino alla finale dei Mondiali 2026 del prossimo 19 luglio 2026 – che vedono protagoniste 48 compagini. I primi verdetti sono già arrivati, con paesi come il Messico e gli USA (nel momento in cui scriviamo) che hanno già staccato il biglietto per la fase successiva, complici i risultati ottenuti nelle prime apparizioni.

Quello dei Mondiali di calcio è un appuntamento chiaramente sportivo, e come tale chiama a raccolta miliardi di appassionati in tutto il mondo. E, per questo stesso motivo, è un evento dai fortissimi connotati folcloristici. Storia e storia del calcio viaggiano spesso di pari passo – come abbiamo letto anche in diversi libri trattati su queste stesse pagine nelle scorse settimane – e anche il mondo dei fumetti guarda al rettangolo verde e a tutto il background socio-culturale che accompagna le partite. Lo fa in “Una storia popolare del calcio”, il volume di Jean-Christophe Deveney, Mickael Correia e Lelio Bonaccorso portato sugli scaffali italiani da Tunuè.

UNA STORIA POPOLARE DEL CALCIO, LE GRANDI LOTTE DENTRO E FUORI IL CAMPO DA GIOCO

Si riavvolge il nastro e si riscopre la storia – quella dell’umanità e del calcio, che viaggiano in sincronia – nel volume fresco di pubblicazione. Un fumetto che arriva sulla scena editoriale in contemporanea con i Mondiali 2026. Una competizione internazionale che, in questa edizione, non lesina sotto il profilo delle polemiche che fanno da accompagnamento, complice uno scenario internazionale teso su numerosi fronti. Non ultimo proprio quello statunitense, pedina cruciale negli equilibri geopolitici globali da sempre.

Il fitto intreccio tra i Mondiali 2026 e gli eventi socio-culturali dei giorni nostri permettono di approcciare a “Una storia popolare del calcio” di Tunuè con la giusta cognizione di causa. Il calcio parla uno suo personalissimo linguaggio, che però a sua volta si fa (più o meno indirettamente) portavoce di lotte operaie e movimenti di diversa natura (da quello femminista a quelli indipendentisti). Storie di uomini e donne che, anche se lontani dallo scintillio dei grandi palcoscenici o dai budget faraonici che circolano oggigiorno all’interno di questo ecosistema sportivo, hanno provato a far sentire la propria voce.

E poi anche il racconto di ciò che dona al calcio la cornice di stadi festanti e che rappresentano il “dodicesimo uomo”: il tifo e la passione dei fan. Qualcosa che ha portato a derive violente (e che nulla hanno a che fare con lo sport) come il fenomeno degli hooligans in Inghilterra. Un vero e proprio viaggio, quello confezionato da Jean-Christophe Deveney, Mickael Correia e Lelio Bonaccorso, che mira a scomporre ai minimi termini il gioco del calcio per restituirne una fotografia essenziale e che permetta di comprenderne tutte le dinamiche che lo hanno reso tanto amato e seguito nel tempo.



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