Timothèe Chalamet, tra amore e possibile Oscar
05 gennaio 2026 alle ore 16:53, agg. alle 16:57
Prima ancora di citare colleghi, regista o addetti ai lavori, Chalamet ha scelto di rivolgersi alla sua fidanzata, Kylie Jenner
L’enfant prodige di Hollywood è tornato a fare ciò che gli riesce meglio: recitare, vincere e catalizzare l’attenzione di un’intera industria.
Timothée Chalamet ha vinto il Critics Choice Awards, aggiungendo un nuovo trofeo alla sua già scintillante bacheca grazie a Marty Supreme.
Ma il vero colpo di scena non è stato il premio in sé, bensì il tono sorprendentemente intimo del suo discorso di ringraziamento.
IL “TI AMO” DI CHALAMET
Prima ancora di citare colleghi, regista o addetti ai lavori, Chalamet ha scelto di rivolgersi alla sua fidanzata, Kylie Jenner, presente in sala. Poche parole, misurate e sentite:
«Grazie alla mia compagna da tre anni. Non sarei riuscito a fare nulla di tutto ciò senza di te. Grazie dal profondo del mio cuore».
Un momento che ha immediatamente fatto il giro dei social, suggellato dal “ti amo” mimato da Jenner verso le telecamere. Hollywood ama le grandi storie, e quando arte e sentimento si incontrano, l’effetto è sempre amplificato. Ma Chalamet non ha dimenticato il fair play, altro tratto distintivo della sua immagine pubblica.
Nel suo discorso ha reso omaggio ai “rivali” nella corsa al titolo (Leonardo DiCaprio, Joel Edgerton, Ethan Hawke, Michael B. Jordan e Wagner Moura) dimostrando grande classe. Il ringraziamento più denso di significato è però arrivato in chiusura, indirizzato al regista Josh Safdie.
Chalamet ha lodato il coraggio di aver raccontato «un uomo imperfetto con un sogno in cui ci si può identificare», senza trasformare il film in una lezione morale. Un elogio che suona quasi come un manifesto: storie che non giudicano, ma osservano; che non spiegano tutto, ma lasciano spazio allo spettatore. In un’epoca di cinema spesso didascalico, non è un dettaglio da poco.
PROVE GENERALI PER UN OSCAR ANNUNCIATO
Nel frattempo a Hollywood si fa sempre più insistente un sussurro: potrebbe essere l’anno giusto per il primo Oscar. Dopo essere andato vicino alla statuetta con il suo Bob Dylan in A Complete Unknown, fermato sul traguardo da Adrien Brody, questa volta le stelle sembrano allinearsi diversamente.
Se così fosse, Chalamet entrerebbe definitivamente in una nuova fase della sua carriera: non più soltanto promessa o enfant prodige, ma protagonista maturo di un cinema che sa essere popolare e profondo allo stesso tempo.