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Pragmata, Capcom torna sulla scena videoludica con un progetto originale che unisce innovazione e tradizione

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Author image Dario Vanacore

24 aprile 2026 alle ore 23:29, agg. alle 23:35

Lo spazio è il set scelto per l’avventura di Hugh e Diana, l’improbabile duo di protagonisti chiamati a sopravvivere all’interno del videogioco

È alquanto evidente come le notizie delle ultime settimane siano state monopolizzate da un evento che si può definire epocale. Parliamo del ritorno dell’uomo nell’orbita lunare, avvenuto con la missione Artemis II. Quattro intrepidi astronauti – tre uomini e una donna – si sono spinti oltre i “limiti del visibile”, andando alla scoperta del famoso “darkside of the moon”, il lato oscuro della luna di cui cantavano anche i Pink Floyd.

Un momento di grande aggregazione, a livello mondiale, in un momento storico caratterizzato da tante divisioni: un frangente che ha tenuto miliardi di persone col fiato sospeso nei poco meno di dieci giorni del viaggio spaziale. E che ha fatto sognare generazioni molto differenti, da chi ha seguito, nel 1969, la missione Apollo 11, alle nuove generazioni di giovani e giovanissimi, che di quei momenti ne hanno sentito solo parlare.

La scena contemporanea, in materia di videogiochi, è sempre molto attenta a ciò che accade nella vita reale. E questo lo si evince in maniera chiara ed evidente – e per tanti motivi differenti – anche all’interno di “Pragmata”, il nuovo titolo targato Capcom che porta gli utenti proprio lì, sulla luna. Per quanto la gestazione del titolo, ovviamente, sia avvenuta in tempi non sospetti, ben prima delle vicende spaziali delle ultime settimane.


PRAGMATA, DINAMICHE CLASSICHE DEI VIDEOGIOCHI RIVIVONO NEL TITOLO CAPCOM

Quello di Pragmata è un approdo sul mercato videoludico parecchio gradito. In primis perché quello che gli appassionati si troveranno davanti una volta lanciato il gioco sarà un prodotto alla “vecchia maniera”. Un videogioco single player, con una storia da scoprire, dinamiche di gameplay (in costante evoluzione) da padroneggiare e un’ambientazione fortemente ispirata.

Una ricetta semplice, anche essenziale sotto certi punti di vista, ma che riesce nel compito di catturare l’attenzione e di innescare un meccanismo inerziale in cui risulta assai difficile sottrarsi alla necessità di sapere come si sviluppa il tutto.

Protagonista delle vicende è Hugh, membro di una squadra di “pronto intervento spaziale” chiamata in causa quando da una base lunare non arrivano più comunicazioni. Siamo in un futuro non eccessivamente remoto, con le tecnologie che hanno fatto passi da gigante e la stessa Luna si è resa protagonista di una scoperta interessante: la lunite, un minerale chiave per l’umanità. E proprio la base deputata allo studio e alle ricerche su questa fibra non risponde più alle chiamate che arrivano dalla terra.

L’approdo sul satellite terrestre avviene senza intoppi, ma in poco tempo le cose precipitano, e Hugh resta l’unico sopravvissuto della propria squadra. Una solitudine che dura ben poco, considerando il duo che viene a formarsi con Diana (nome in codice), una Pragmata – in sostanza, un androide – dalle fattezze di bambina e dai poteri molto particolari. Un incontro funzionale alla sopravvivenza di Hugh, viste le “performance” tecnologiche della piccola: queste, unite alla gestione delle armi da parte dell’astro-soccorritore, saranno l’unico mezzo per sfuggire a una rovinosa fine prematura. La stazione spaziale all’interno della quale ci si muoverà vedrà infatti la presenza di altri androidi - molto poco amichevoli sec confrontati con la nostra Diana - che faranno del loro meglio per mandare i giocatori all’altro mondo.

Quello del viaggio sulla luna non sarà l’unico tema “contemporaneo” incluso nelle pieghe della narrazione. Senza scendere troppo nei particolari, anche la lunite richiamerà inevitabilmente alla mente le stampanti 3D - che stanno sempre più spopolando - mentre l’IA (e le sue potenziali derive catastrofiche) avrà il suo spazio dedicato e il suo peso specifico nell’economia del racconto.

CERVELLO E MUSCOLI, TUTTO CONTA IN PRAGMATA

Il concetto alla base del gameplay di Pragmata è sostanzialmente lineare, e per questo di facile digeribilità per chiunque. Sia che si parli di videogiocatori con decenni d’esperienza alle spalle, sia che si tratti di utenti di primo pelo. Questo però non deve in alcun modo essere percepito come banalità: ogni elemento all’interno del titolo Capcom ha uno suo peso specifico, e va valutato nell’ottica di migliorare le proprie performance nei diversi contesti in cui saremo calati.

Il mondo di gioco – diviso in livelli ben delimitati e con una personalissima caratterizzazione ambientale – vedrà comparire progressivamente nemici di diverse dimensioni e fattezze. Ognuno avrà i propri punti deboli, a cui si potrà accedere grazie alle capacità di hacking di Diana, da gestire in mini-giochi in tempo reale durante gli scontri. Una prova interessante per chi vorrà testare le proprie capacità nell’ambito del multitasking: non sarà semplicissimo riuscire a operare un hackeraggio perfetto mentre si evita di essere falciati in due, per quanto la riuscita dell’operazione porterà in dote con sé un elevato grado di soddisfazione.

Alla stregua di un gioco di ruolo, il titolo prevede potenziamenti di diversa natura che impattano in maniera significativa sulle performance sul campo di battaglia. Nulla va lasciato al caso, per quanto non siamo di fronte a un videogioco estremamente punitivo (ma nemmeno eccessivamente permissivo): basterà il giusto mix di attenzione in fase di pianificazione e di riflessi adeguatamente performanti per potersi tirar fuori anche dalle situazioni più difficili.


CONCRETEZZA E ATTENZIONE AI DETTAGLI

Quella di Pragmata è una gemma che brilla anche sul fronti differenti rispetto a quelli del gameplay. Come detto in precedenza, i diversi ambienti in cui ci si muoverà nel corso della storia si contraddistinguono per una ricerca e un’attenzione ai dettagli molto gradevoli. Al contempo, anche in termini di level design, è giusto sottolineare come la produzione di Capcom badi concretamente alla sostanza, senza perdersi in eccessivi “ghirigori” stilistici o vezzi di sorta.

Non parliamo di piattezza, sia ben chiaro, tenendo ben presente come i diversi ambienti, caratterizzati in maniera convincente, istigano all’esplorazione. Un girovagare che non sarà mai fine a sé stesso, ma che permetterà di ottenere elementi fondamentali per sviluppare le abilità dei due protagonisti. I “ghirigori” di cui sopra sono relativi al fatto che nessuno spostamento finirà per risultare dispersivo, considerando i confini ben definiti all’interno dei quali gli sviluppatori hanno previsto che gli utenti dovessero muoversi.

A esaltare Pragmata ci pensa poi lo stile cinematografico scelto per le sequenze non in game, unitamente a un doppiaggio italiano di pregevole fattura. Un insieme di fattori che, quasi senza accorgersene, accompagna dall’inizio alla fine dell’avventura, raggiungibile in poco meno di una quindicina d’ore. Poche, dite? Affatto, se si pensa a come il videogioco si presti perfettamente a nuove partite, con la rigiocabilità che è alimentata dal fattore sfida tipico dei giochi di qualche generazione fa.

Insomma, possiamo tranquillamente dire che Pragmata sia uno di quei titoli che riesce a proporsi in maniera convincente a tutti. A chi guarda con nostalgia alle produzioni di inizio millennio, e a chi cerca un software che si discosti dalle logiche iperconnesse contemporanee.

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