Social e Trend

Ghostgun, il genere western abbraccia il mondo dei manga: Roberto Megna e Carlo Cid Lauro ci portano alla scoperta della loro serie

A placeholder image for the article
Author image Dario Vanacore

04 aprile 2026 alle ore 23:31, agg. alle 23:37

Duelli a base di piombo ma non solo: una reinterpretazione del genere che abbraccia stili narrativi e artistici in linea con le produzioni contemporanee

Il genere della narrativa western è sempre stato fonte di fortissime ispirazioni. Dai grandi classici del cinema – che hanno reso iconici attori del calibro di John Wayne e Clint Eastwood – alle interpretazioni in chiave moderna di serie tv come “Yellowstone” con Kevin Costner, di esempi virtuosi ce ne sono indubbiamente un bel po’. E il mondo dei fumetti non fa di certo eccezione, con le grandi praterie del nuovo continente che sono state il set di tantissime avventure di altrettanti personaggi. Probabilmente il più iconico, per i lettori italici, risponderà al nome di Tex Willer.

Nuove generazioni di autori e artisti portano però il proprio personale contributo allo sviluppo del genere. Una ventata di aria fresca che permette al Far West di “respirare” in maniera differente. Sempre polvere e piombo, sia ben chiaro, ma con una diversa interpretazione che modifica il registro narrativo e anche il modo di visualizzare una storia ambientata tra saloon e duelli a mezzogiorno sulla via principale.

Alla nuova generazione di interpreti appartengono Roberto Megna e Carlo “Cid” Lauro, che con il loro “Ghostgun” (tre numeri per la serie completa) pubblicato da Saldapress si divertono a costruire una storia classica ma dai connotati moderni.


LA NARRATIVA DI GHOSTGUN, LA SPOLVERATA DI FANTASY IN SALSA MANGA CHE NON TI ASPETTI

Ciao Roberto, benvenuto! Passo subito a te la parola per introdurci alla vostra opera: cosa troviamo in "Ghostgun"?

“Ciao! Grazie mille, è un vero piacere fare questa chiacchierata insieme a voi! “Ghostgun” è un fumetto che raccoglie dentro di sé un’infinità di mondi e unisce molte delle passioni mie e di Carlo, che ci siamo divertiti a mescolare per creare qualcosa che riflettesse l’amore che proviamo per un certo tipo di opere. Tanti generi, stili narrativi e suggestioni si fondono in un’avventura che parla di ambizioni, crescita e responsabilità, in un contesto western/fantasy che strizza fortemente l’occhio al mondo dei manga. Tutto questo viene raccontato attraverso Toe, Morricoon e Wendy, tre personaggi che per motivi diversi si trovano ad affrontare il pistolero più temibile mai esistito, in uno scontro dal cui esito dipenderanno le sorti dell’intero mondo. Una sfida che si preannuncia impossibile fin dall’inizio e che, garantiamo, non avrà i risvolti che ci si potrebbe aspettare! In Ghostgun troverete duelli mozzafiato, personaggi sopra le righe, momenti di cuore e umorismo ma soprattutto una quantità spropositata di cappelli! Un giorno, forse, ci metteremo a contarli.


Com'è stato creare un fumetto in chiave western attingendo però agli elementi tipici della narrativa orientale? Due ecosistemi agli antipodi, praticamente…

“Il Western è senza dubbio fra i capisaldi della narrativa occidentale e noi italiani abbiamo sempre avuto un rapporto speciale con queste storie. Ho sempre trovato affascinante l’epica del Western - passione che mi è stata tramandata da mio padre, accanito fruitore di film di cowboy - e volevo creare una storia che riprendesse quell’immaginario. L’idea di prendere una classica atmosfera Western e unirla agli stilemi narrativi dei manga di genere Battle Shonen (quelli dove si menano) mi è sembrata sensata fin dal primo momento. In qualche modo, i due universi sembravano avere dei punti in comune, nella maniera in cui vengono presentati gli eroi o ci si approccia alle battaglie, per cui con Carlo abbiamo lavorato fin da subito in questa direzione. Inizialmente è stato difficile trovare un equilibrio narrativo fra fumetto occidentale e manga, ma ci siamo impegnati per comprendere il meglio di entrambi i mondi e farli funzionare in armonia. C’è ancora tanto da migliorare, ma il risultato mi ha fatto venire voglia di continuare a esplorare questa strada!”


Hai avuto qualche ispirazione particolare lavorando a questa storia? Per dire, uno dei protagonisti ha ambizioni a eccellere tra i pistoleri, divenendo il numero uno. Un po' come un certo Luffy (o Rufy, o Rubber in Italia) in ambito piratesco…

“Le ispirazioni sono state tante, ed essendo Ghostgun un fumetto che omaggia le nostre opere preferite (motivo per cui abbiamo fatto le copertine variant dedicate ad alcuni fra i migliori manga di sempre) hanno giocato un ruolo importante nella creazione della storia. Anche se alcune hanno origini diverse da quelle che si possano pensare. In effetti Toe è un personaggio un po’ ingenuo, con un grande cuore e determinato a realizzare il suo sogno, caratteristiche che ricordano il protagonista di “One Piece”, ma che attingono a molti dei classici del Manga Shonen e che definiscono ormai una figura archetipica. In realtà l’ispirazione principale per Toe è Terence Hill in “Il Mio Nome è Nessuno”, film che adoro e che per la prima volta mi ha fatto pensare davvero di scrivere una storia Western. In Ghostgun sono anche presenti tanti riferimenti che ci siamo divertiti a inserire per omaggiare le opere che ci hanno ispirato non solo nel realizzare questo fumetto, ma nel compiere la scelta di fare fumetti in generale!”


Premessa importante: non facciamo spoiler! Eppure, in vista del futuro, ho l'impressione che - al netto del fatto che Ghostgun sia al suo terzo volume di tre - la storia è tutt'altro che finita…

“Eh, eh, provo a non fare spoiler! Prima di tutto confermo che Ghostgun è una miniserie in tre volumi, ed è quindi arrivata alla sua conclusione. La storia è stata pensata fin dall’inizio in questa numerazione, lo specifico perché siamo abituati ai manga dove le serie vanno avanti “finché tirano”, e in molti ci hanno chiesto per quale motivo avesse solo tre volumi. Ammetto che il fatto che ci siano tanti lettori e lettrici che vorrebbero davvero leggere un seguito di Ghostgun ci ha resi felicissimi, ma semplicemente è andato tutto secondo i piani. Detto ciò, la vicenda principale di Ghostgun è conclusa e i personaggi (…rimasti…) si preparano al proseguimento della loro avventura che potrebbe anche essere lasciato alla fantasia del lettore. Ma appunto Ghostgun è principalmente una storia di origini, in cui assistiamo alla nascita di un eroe. Il Nuovo West è un mondo vasto, pieno di pericoli e personaggi e a noi piacerebbe molto continuare a esplorare questo universo. In realtà ho scritto compulsivamente abbastanza materiale da poterci fare una nuova serie ancor più lunga di quanto fatto finora, ma questa è una decisione che spetta all’inesorabile giudizio del “mercato”. Lavorare a una serie in Italia, purtroppo, presenta tutta una serie di difficoltà che rendono quasi impossibile fare più di un paio di volumi. Ma chissà, se si presentasse la possibilità…”


Invece, su altri fronti? Hai altri progetti in cantiere?

“Progetti ce ne sono fin troppi! Molti più di quanti riuscirò a realizzare in una vita mortale. Attualmente sto già lavorando a nuove storie e collaborazioni, con Carlo sempre in prima linea al mio fianco, e non vedo l’ora di svelare tutte le novità che arriveranno prestissimo! Grazie a chi ha letto e apprezzato Ghostgun e a chi lo leggerà, ne sono davvero felice, e lavoro ogni giorno per migliorarmi e regalarvi storie che possano divertirvi sempre di più!”

L’ARTE DI GHOSTGUN, UNA SERIE CRESCIUTA NUMERO DOPO NUMERO

Ciao Carlo, e benvenuto! Con te ci concentriamo sull'aspetto grafico dell'opera: come si crea un'ambientazione western rispettando i canoni estetici di un manga?

“Grazie mille per le quattro chiacchiere con voi! La sfida principale è stata far convivere due mondi apparentemente distanti, ma allo stesso tempo molto simili tra loro. Il western vive di spazi aperti, orizzontalità e 'sporcizia' visiva, mentre il linguaggio del manga si fonda molto sulla verticalità, il dinamismo delle linee d'azione e una gestione del bianco e nero molto netta. Abbiamo alternato le classiche inquadrature del cinema di Sergio Leone a tagli di inquadratura più estremi e dinamici, tipici dei manga d'azione, per enfatizzare i duelli.”


Avevi qualche riferimento mentale a cui ti ispiravi nella caratterizzazione dei diversi personaggi?

“Sì, e sono riferimenti che spaziano molto, perché volevo che i personaggi avessero un'impronta visiva forte e memorabile. Per la struttura e la 'pulizia' dei volti, il mio punto di partenza è sicuramente Akira Toriyama. Da lui ho imparato l'importanza della leggibilità: i suoi personaggi hanno tratti netti e iconici che li rendono immediatamente empatici. Anche nel nostro western, ho cercato di dare ai protagonisti quella solidità nelle espressioni tipica di “Dragon Ball” o “Sand Land”. Per quanto riguarda invece l'originalità e le proporzioni, non potevo non guardare a Eiichiro Oda. Di “One Piece” mi affascina come ogni personaggio, anche il più secondario, abbia un design unico e stravagante. Ho cercato di applicare questo concetto al West, evitando che i comprimari fossero solo 'uomini in camicia e cappello' e lavorando su silhouette diversificate e dettagli eccentrici. Infine, per il tocco più moderno e 'cool', il riferimento è stato Tetsuya Nomura. Il suo lavoro su “Final Fantasy” / “Kingdom Hearts” è stato fondamentale per la cura degli accessori: cinture, fibbie, cuciture e quel gusto per il design stratificato che trasforma un semplice pistolero in un eroe dal look quasi 'fantasy-punk'. Volevo che i vestiti non fossero solo abiti, ma parte integrante dell'armatura caratteriale del personaggio.”


C'è stata un'evoluzione nel tuo lavoro, con il passare dei capitoli? I tre volumi presentano situazioni molto diverse tra loro, per ambientazioni e scene rappresentate…

“Sì, l’evoluzione è stata quasi inevitabile. Disegnare una serie lunga è come correre una maratona: il segno cambia con te. Nel primo volume c'era molta cautela, cercavo di impostare le basi del mondo con un tratto molto controllato. Con il secondo e terzo volume, però, ho acquisito una maggiore sicurezza che mi ha permesso di 'sciogliere' la mano. Il cambiamento è stato dettato soprattutto dalle diverse situazioni. L'adattamento visivo: il passare dalle distese desertiche del primo volume a contesti più dinamici o affollati nei successivi, mi ha spinto a studiare meglio la gestione dello spazio e delle architetture. Il ritmo del tratto: nelle scene d'azione più concitate del finale, ho iniziato a usare un tratto più sporco e graffiante, meno 'pulito' rispetto all'inizio, per trasmettere meglio la tensione e il caos del combattimento. La maturazione narrativa: anche la recitazione dei personaggi è cambiata. Man mano che entravo in sintonia con loro, sono riuscito a renderli più espressivi attraverso micro-espressioni che nel primo volume magari non avrei osato approfondire. In sintesi, credo che l'opera rifletta il mio percorso di apprendimento: i tre volumi non sono solo tre parti di una storia, ma tre tappe della mia maturazione come autore.”


Sguardo al futuro anche per te: c'è qualche nuovo progetto su cui ti troveremo prossimamente?

“Il futuro è decisamente denso di impegni e ne sono entusiasta! Al momento sto portando avanti la mia collaborazione con Arancia Studio, attraverso la quale sto lavorando con Dynamite Comics su prestigiosi prodotti Disney. Proprio a febbraio, ad esempio, è arrivato lo special di San Valentino di DuckTales, un progetto a cui tengo molto. Parallelamente, sto realizzando dei nuovi lavori con il team di Gigaciao e altri sempre in coppia con Roberto; per ora sono progetti 'top secret', ma non vedo l'ora di poter mostrare qualcosa di più. Non mi fermo mai, quindi restate sintonizzati perché ci saranno presto molti altri mondi da esplorare insieme!”

Altre storie

Leggi anche