Fine, il romanzo di Giuseppe Civati e Marco Tiberi diventa un graphic novel: Isabella Tiveron ci porta a scoprire il suo ultimo lavoro
03 marzo 2026 alle ore 16:27, agg. alle 16:32
Una storia che, con visionario catastrofismo, parla di uno scenario potenzialmente sempre più incombente nel nostro presente
Uno dei grandi poteri della narrativa è sicuramente quello di “giocare” con tematiche contemporanee, che sono sotto gli occhi di tutti, spingendole all’estremo delle loro conseguenze. E talvolta capita che libri e fumetti possano essere quasi profetici, per gli scenari che vanno a ipotizzare e a raccontare.
Ovviamente facciamo i dovuti scongiuri scaramantici del caso parlando di “Fine”, il romanzo di Giuseppe Civati e Marco Tiberi che arrivava in libreria per la prima volta nel 2019 e che, di fatto, andava a descrivere il prossimo futuro in un modo non proprio ottimistico. Un racconto, il loro, che torna nuovamente sotto i riflettori in quest’ultimo periodo grazie a Isabella Tiveron e a Coconino Press, che hanno si sono adoperati per dotare la loro storia di un impianto visuale: il risultato è un graphic novel ad hoc che dona ulteriore spessore alle vicende narrate. E proprio Isabella Tiveron è passata a raccontarci il suo lavoro sulla storia.
FINE, L’APOCALISSE HA DIVERSE FORME
Ciao Isabella, parto come faccio di solito dalle presentazioni relative al tuo ultimo lavoro. Cosa troviamo in “Fine”?
““Fine” é la graphic novel tratta dal romanzo omonimo di Giuseppe Civati e Marco Tiberi. Parla dell’odissea di una ragazza, Sara, che in un futuro molto vicino si ritrova faccia a faccia con le conseguenze della crisi climatica. Ma parla anche di cosa rimane della società e dell’umanità delle persone in un momento di crisi profonda, di relazioni umane, della perdita, del ricordo e del concetto di solitudine. La protagonista del romanzo, Sara, mi ha catturato immediatamente. e non vedevo l’ora di disegnarla con i capelli grigio blu, era la prima cosa che mi ero immaginata di lei leggendo il romanzo. É ambigua, ed egoista, una ventenne po’ antipatica, nel romanzo più che nel fumetto. Io però l’ho trovata anche molto emotiva, perché comunque, nella sua corsa contro il tempo e lottando per sopravvivere, ha un carattere in evoluzione e secondo me si accorge di molte cose che forse aveva dato per scontato o che non aveva bisogno di affrontare, ad esempio di cosa davvero significa per lei essere abbandonata da qualcuno, e qui mi fermo per non dire troppo. Comunque so che Marco e Pippo l’avevano creata con la personalità dell’antieroe: secondo me nel fumetto c’è qualcosa di diverso in lei. Mi sta molto a cuore.”
Com'è nata l'idea di rendere anche grafico il libro di Giuseppe Civati e Marco Tiberi?
“La redazione di Coconino aveva visto e apprezzato i disegni, e tra i vari progetti possibili per un esordio a fumetti quello di “Fine” risultava necessario e urgente su cui lavorare. Per i temi trattati, per la forte componente anche visiva del romanzo, che é dal punto di vista di una ragazza. Ho lavorato a questo adattamento progressivamente e liberamente senza sceneggiatura da parte degli autori, e questo mi ha permesso di dare il ritmo che sentivo, sottolineare dei momenti rispetto ad altri, aggiungere piccoli dettagli.”
Una storia che parla di presente, ma anche delle pericolose derive future, per quanto questo fantomatico futuro sembra avvicinarsi a grandi falcate. Una distopia, ma nemmeno poi tanto, a pensarci bene: come hai trovato la storia, a diversi anni di distanza dalla sua prima pubblicazione? Il famigerato “orologio dell'apocalisse” ha corso parecchio?
“Il mondo in piena crisi climatica è lo scenario in cui si muove la protagonista del fumetto nel 2042. Ad oggi tutti abbiamo seguito “L’accordo di Parigi”, la figura di Greta Thunberg con lo “strike for climate” e “Fridays for future”, gli attivisti di Ultima generazione e Extinction Rebellion. E nel 2019 - quando è uscito il libro, prima della pandemia - già si parlava di cosa sarebbe successo in un futuro molto prossimo. Negli ultimi anni si vedono sempre di più gli effetti: eventi meteorologi estremi più frequenti e l’avanzare del negazionismo da parte delle istituzioni. Quindi mi sento di dire che il romanzo sia molto puntuale, e pur non essendo un saggio sul tema, ne parla. Il punto di non ritorno é reale, e Sara, che fino a quel momento ha sempre vissuto come se nulla fosse, ci si ritrova dentro fino al collo. Tutto sta cambiando velocemente e non si sa in che modo il futuro possa svilupparsi, ma niente sarà mai come prima.”
LE SFIDE DI UNA STORIA CHE SFIDA L’UMANITÀ
Qual è stata la sfida maggiore nel lavorare a questo Graphic Novel?
“É la prima Graphic Novel che affrontavo. Sono tante pagine da gestire, c’è il ritmo da sostenere, il colore su cui ragionare che per me è molto importante. La sfida maggiore probabilmente è stata all’inizio. Partendo dalle prime scene, ho fatto delle prime prove che ho ridisegnato più volte per dare l’impronta a tutto il resto. Sono state il mio riferimento per tutte le successive. Ho deciso di procedere a “settori”, per scene: alcune di queste sono state disegnate prima di altre, andando avanti e indietro nella storia, sottolineando il libro poi ha preso forma. Non avevo una sceneggiatura chiaramente quindi ero molto libera nel decidere quanto soffermarmi su cosa, e questa è anche la parte più divertente del lavoro.”
Cosa ti lascia, in termini di artistici e di consapevolezza, questo lavoro?
“Io ho studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. per quanto riguarda la tecnica, ho scelto il disegno digitale per avere più libertà nelle modifiche del lavoro e la visione completa e immediata delle tavole, così da avere sotto controllo se funzionavano o meno nell’insieme. Nella mia esperienza il lavoro nasce da sé solo nel momento in cui c’è la visione dell’insieme: quando capisci come girano gli ingranaggi della storia, si costruisce in modo naturale. Ho imparato che bisogna fare delle scelte, cosa evidenziare e cosa tralasciare. Essendo una trasposizione avevo sempre il libro sottomano, e dopo due riletture avevo in mente le cose fondamentali che dovevano assolutamente essere rappresentate fedelmente e quasi cardine dei “capitoli” che mi ero prefissata.”
Domanda di rito, a tema musicale: se “Fine” fosse una canzone, per te quale sarebbe?
“La più difficile !!! Ti direi “Io sono un cane”, di Stormi.”
Guardando (con tanto ottimismo, dopo le 'proiezioni' di “Fine”) al futuro, su che progetti ti troveremo? C'è qualche idea che ti frulla nella testa, o magari già qualcosa su cui ti stai concentrando e di cui si può parlare?
“Disegno sempre e ho alcuni appunti e idee che vorrei sviluppare, ma a volte anche da un disegno può nascere qualcosa di inaspettato, una storia nuova: sono sicura che sarà lei a trovare me.”