Alice nella città 2026, FOA - C'era una volta il futuro: trama e recensione del film

Mario Vai|Esordio alla regia di Margherita Ferrari che riapre la ferita italiana del G8 di Genova
Bisogna avere coraggio, oggi, per tornare al G8 di Genova. Per rimettere le mani in una delle pagine più oscure, difficili e controverse della storia recente del Paese. Margherita Ferrari, al suo esordio alla regia, quel coraggio ce l'ha. E ha qualcosa in più: lo sguardo giusto. Presentato nel concorso di Alice nella città 2026, FOA - C'era una volta il futuro, è prodotto da The Apartment, Numero 10 e PiperFilm.
FOA - C'ERA UNA VOLTA IL FUTURO, LA TRAMA
Luglio 2001. Nicole ha appena finito la maturità e aspetta un bambino da Marco, suo coetaneo. Abita a Genova, in un appartamento alto borghese dove l'aria tra i genitori è irrespirabile, si detestano. L'unico legame autentico è quello con il fratellino Luca, che ha appena festeggiato il compleanno. Quando la famiglia parte per le vacanze, lei sceglie di restare. Un atto di rottura, di ribellione.Fuori però la città esplode. Sono i giorni del G8. Le strade si riempiono, i cortei, gli scontri. E nel suo appartamento vuoto trovano riparo tre manifestanti braccati dalla polizia: una ragazza giovanissima, un ragazzo spagnolo e un italiano più grande, con l'aria di chi le battaglie le ha già attraversate tutte. Per Nicole è l'impatto con un mondo che fino a quel momento ha tenuto a distanza, oltre il perimetro protetto della sua vita. Mentre i lacrimogeni annebbiano tutto e impediscono di capire cosa sta davvero accadendo proprio sotto le finestre di casa.
FOA - C'ERA UNA VOLTA IL FUTURO, LA RECENSIONE
Genovese, bambina che in quei giorni del luglio 2001, ha assorbito quei fatti quando ancora non erano Storia. Li ha respirati da dentro una città blindata, sospesa, ferita. E forse è per questo che il suo film riesce in un'operazione tutt'altro che scontata: far riemergere quella frattura nella contemporaneità senza mai trasformarla in didascalia. L'intuizione più brillante del film, infatti, sta proprio qui. Il dramma, il fatto storico, resta fuori campo. Una scelta consapevole, lucida, che si concede il privilegio di non mostrare per raccontare meglio. La giovane Ferrari capisce fin dall'inizio che per far emergere con forza e prepotenza la dimensione che più le interessa - quella umana, intima, politica nel senso più profondo - il modo migliore è lasciare la cronaca sullo sfondo. E far vibrare tutto il resto. Ne nasce un film irresistibile, che tiene incollati dall'inizio alla fine. La tensione non cede mai, la storia non rallenta, avanza con un passo sicuro, asciutto, di grande maturità per un'opera prima. Al centro, il rapporto tra il personaggio principale e quel mondo di rivoluzionari, di idealisti, di ragazzi che credevano di poter cambiare il corso delle cose. Un confronto che non è mai schematico o ideologico, ma vivo, dialettico e necessario. È lì che il film trova il suo cuore, il suo senso più urgente: nel chiedersi cosa resta di quell'illusione, di quella rabbia, di quella speranza tradita. Un esordio che colpisce per misura e consapevolezza, grazie ad uno sguardo squisitamente cinematografico.


