La narrativa si fa storia, quattro libri che affondano le loro radici nel passato

Photo Credits: "La valigia perduta di Hemingway" di Angelo Petrella, Neri Pozza
Dario Vanacore|Un quartetto di titoli dai connotati particolarmente suggestivi, complici le ambientazioni scelte da autori e autrici che fanno viaggiare tra spazio e tempo
Nel fine settimana è ormai usanza consolidata che le nostre pagine online strizzino l’occhio al mondo dell’editoria. Un ecosistema effervescente, che con grande costanza foraggia l’appetito di lettori e lettrici con storie sempre diverse, in grado di stuzzicarne la curiosità.
Grandi racconti che trovano spazio nella nostra rubrica dei migliori libri da leggere per tutte le età, che lo scorso fine settimana ha stravolto parzialmente la propria formula per fornire spunti di lettura a tema in vista di Halloween.
Si cambia leggermente registro anche quest’oggi, con il nostro spazio dedicato che si trasforma per l’occasione in una formidabile macchina del tempo. Le storie che trovano posto sotto la nostra lente d’ingrandimento sono infatti caratterizzate tutte da scelte artistiche e narrative peculiari, che trasportano il lettore in un altro tempo e a confronto con contesti socio-culturali differenti rispetto a quelli in cui siamo calati al giorno d’oggi. Tra queste, targate Neri Pozza, troviamo:
- "La marchesa" di Sarah Dunant
- "La valigia perduta di Hemingway" di Angelo Petrella
- "Le avvelenatrici" di Silvana La Spina
- "Mia signora di pietra e vento" di Katia Tenti
LA MARCHESA, ALLA RISCOPERTA DEL PERSONAGGIO DI ISABELLA D’ESTE
Sono tutte diverse le destinazioni verso cui proietta una buona storia, e nella nostra rassegna di questa settimana abbiamo a disposizione ambientazioni indubbiamente suggestive. La prima non ci porta lontano dal nostro paese, geolocalizzando le vicende a Mantova. È questa la location che fa da sfondo agli accadimenti che troviamo ne "La marchesa", il libro di Sarah Dunant che si muove su due differenti direttrici temporali.
La prima è quella contemporanea, che ci porta a confronto con l’Archivio di Stato in cui sono custoditi documenti e lettere della più disparata natura. Tra questi trovano posto tutti quelli che permettono di ricostruire il profilo di Isabella d’Este, un personaggio cruciale del periodo a cavallo del quindicesimo e del sedicesimo secolo.
Un’opera che, tra rigore storico e le derive emozionali tipiche del romanzo, riporta lettori e lettrici a confronto con scenari evocativi. E, soprattutto, permettono di accendere un faro sulla protagonista dei contenuti racchiusi in quei fogli, in un itinerario che si muove tra ambiti molto differenti: dalla storia personale a quella familiare, passando per gli intrecci politico-sociali e l’arte, di cui Isabella era forte sostenitrice in qualità di mecenate.
LA VALIGIA PERDUTA DI HEMINGWAY, UN RACCONTO TRA INTERAZIONI E AMBIENTAZIONI SUGGESTIVE
Quando si citano alcuni nomi cardine della letteratura di tutti i tempi, inutile girarci intorno, è più che naturale che le antenne degli appassionati si drizzino irrimediabilmente. Nomi come quelli di William Shakespeare e di Virginia Woolf, o ancora di Lev Tolstoj ed Hernest Hemingway. Quest'ultimo nome, nello specifico, non è stato tirato in ballo a caso, dal momento che lo ritroviamo nel titolo dell'opera di Angelo Petrella, che risponde al nome de “La valigia perduta di Hemingway”.
Una storia che, con il giusto mix di elementi tratti da una storia vera (quella che fa da titolo al romanzo) e ingredienti fictional, fa vorticare all’indietro le pagine del calendario di quasi un secolo, aprendo uno scorcio sulla Parigi del 1929. È in quell’anno che l’agente di polizia Marcel, tutore dell’ordine con un sogno nel cassetto – quello di incidere il proprio nome negli annali della letteratura – si trova a dover indagare su alcuni misteriosi omicidi (evidentemente camuffati per apparire ben altro) che turbano la quiete della capitale francese.
Ed è proprio nel corso delle sue indagini che Marcel incrocia sul proprio cammino personalità che afferiscono al mondo dell’arte in maniere totalmente differenti. Tra questi figura proprio Hernest Hemingway, il cui profilo va progressivamente delineandosi nel corso di un racconto che non manca di mettere lettori e lettrici nel ruolo di spettatori privilegiati, considerando le interazioni a cui si assiste, che mettono a confronto con personaggi di spicco della Parigi dell’epoca.
LE AVVELENATRICI, MISTERIOSE MORTI E INDAGINI TRA RAGIONE E SUPERSTIZIONI
Altro giro e altra corsa – a spasso nel tempo – per noi, con il terzo dei volumi che trova posto in questa speciale selezione di libri storici. Un viaggio che ci porta a gravitare nell’orbita geografica del nostro paese, con la bussola temporale che si ferma alla parte finale del 1783.
È in questo specifico momento che ci proietta "Le avvelenatrici", il romanzo di Silvana La Spina che prende vita nei meandri di Palermo, portando lettori e lettrici all’interno della cinta muraria del convento di San Francesco. È qui che sta per consumarsi un mistero che lascia tutti con mille interrogativi che cercano risposta. Nel corso della notte uno dei frati – fra’ Gerlando – è stato infatti avvelenato: questo racconta il corpo che, al mattino, viene rinvenuto con una schiuma bianca agli angoli della bocca.
Il mistero è alimentato dal fatto che è difficile ipotizzare che qualcuno potesse avercela con lui. Soltanto l’incontro con una donna, il giorno prima, potrebbe essere degno di attenzione, complici le parole pronunciate dallo stesso frate, che la identificava come “la morte”. È solo la prima vittima di una lista destinata ad annoverare al suo interno ulteriori profili. Un caso su cui Maurizio Belmonte dovrà indagare per trovare risposte e giungere alla verità, in un romanzo che si sviluppa con sullo sfondo la contrapposizione tra ragione e superstizione.
MIA SIGNORA DI PIETRA E VENTO, DAL MEDIOEVO UNA STORIA DI LIBERTÀ E IDENTITÀ
Chiudiamo questa nostra rassegna speciale sulle narrazioni a sfondo storico con il quarto e ultimo titolo che ci riporta indietro nel tempo. Protagonista, come periodo chiamato a incorniciare le narrazioni, in questo caso è il Medioevo, in cui si sviluppano le vicende di “Mia signora di pietra e vento”, il romanzo di Katia Tenti.
È qui che troviamo Margarete di Tirolo-Gorizia, un personaggio storico realmente esistito che fa da pietra angolare del romanzo. Sono vicende che partono da lontano, a quando quella che poi diventerà contessa di quelle terre era soltanto una bambina. Per quanto, la storia lo insegna, tempo addietro il futuro anche dei più piccoli poteva essere già scritto e deciso a tavolino da chi prendeva decisioni per loro. Non erano rari all’epoca matrimoni chiamati a perpetrare una stirpe e il dominio sui territori, con unioni che permettevano magari di stringere al contempo alleanze strategiche che espandessero ulteriormente così i confini reciproci di diverse famiglie.
Eppure quello di Margarete sarà un personaggio cruciale, se non scomodo, sotto diversi punti di vista. Una vita che viene ricostruita dall’antropologa Arianna Miele, chiamata a curare una mostra dedicata a colei che un tempo era soprannominata Maultasch, letteralmente – e in tono ben poco lusinghiero – “Boccalarga”. Un compito che le permetterà di ripercorrere le gesta di una donna, restituendole l’onore per aver saputo imporre la propria ingombrante presenza in un modo fortemente patriarcale.
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