Castlevania Belmont's Curse, i quarant’anni di una serie eternamente giovane

Photo Credits: Castlevania Belmont's Curse, Konami
Dario Vanacore|Un grande traguardo per la serie Konami, che viene celebrato con un titolo che arricchisce il frsnchise di nuove sfumature, tra innovazione e tradizione
Il tempo passa per tutti, per quanto le conseguenze e gli effetti che ciò porti con sé non siano “democratici”. C’è il vino che, nel rispetto dei giusti metodi di conservazione, invecchiando migliora; e c’è chi – l’essere umano, ma non solo lui – con il passare dei decenni comincia a mostrare i primi segni di cedimento (soprattutto articolare, ndr).
Il tempo non è un nemico, bensì un alleato, nell’ambito dei videogiochi, e a darne dimostrazione, negli ultimi tempi, sono stati diversi titoli. Non sono infatti pochi i franchise che attraversano i decenni e si propongono a nuove generazioni di gamer, riuscendo a risultare appetibili a dispetto degli anni che passano. Qualcosa che avviene, in questa specifica circostanza, anche con “Castlevania Belmont's Curse”, il nuovo capitolo della storica serie targata Konami, che arriva sulla scena giusto in tempo per celebrare i quarant’anni di una saga iconica.
CASTLEVANIA BELMONT'S CURSE, QUARANT’ANNI E ANCORA L’AGILITÀ DI UN RAGAZZINO
Mantenersi giovani, freschi e pimpanti non è impresa semplice, neanche per una serie videoludica. Qui i nemici non sono l’ossidazione cellulare o le “zampe di gallina” intorno agli occhi: l’avversario con cui doversela vedere è il rischio di ristagnare sempre nello stesso brodo. Il “more of the same”, la terribile minestra riscaldata, messa in tavola da parte di chi non vuol rischiare troppo per non compromettere quanto di buono fatto fino a quel momento. Una sirena tanto attraente quanto potenzialmente pericolosa, con il naso dei fan che storce tanto in questo caso quanto nel caso di scelte di gameplay sbagliate perché troppo ambiziose.
È un costante gioco di equilibri fra tradizione e innovazione, tra classico e moderno, tra vecchio e nuovo. Un equilibrismo in cui la serie Konami si esibisce con grande maestria da quattro decenni, da quel lontano 1986 in cui faceva il suo esordio il primo storico capitolo, approdato su Famicom. Un lasso di tempo considerevole, che ha visto arrivare sugli scaffali produzioni videoludiche anche diverse tra loro, in virtù di una sperimentazione che ha sempre però portato grande rispetto alle atmosfere tipiche del franchise.
Ci sono i videogiochi action platform, con visuale a scorrimento in due dimensioni, la pietra angolare su cui è costruita l’origine della serie e che ritroviamo anche quest’oggi. Ci sono poi le derive esplorativo-ruolistiche (tipiche del genere “metroidvania”), sperimentate inizialmente nel 1997 con “Castlevania Symphony of the Night”. Il nuovo millennio è stato poi il momento della sperimentazione hack ‘n slash, con “Castlevania Lament of Innocence” (2003) e con “Castlevania Lords of Shadow” (2010) per citarne giusto un paio. Tanti modi diversi di inquadrare un prodotto che è riuscito, nel bene e nel male, a farsi apprezzare dalla fanbase. Non staremmo qui a parlare di quarantesimo anniversario altrimenti, non vi pare?
UN GIOCO IN EQUILIBRIO TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE
Arrivati a questo punto, è più che lecito domandarsi cosa si siano inventati gli sviluppatori con Castlevania Belmont's Curse: avranno scelto la linea tradizionalista oppure quella avanguardista? Possiamo dire che la squadra responsabile della produzione abbia optato per una via intermedia, nel tentativo democratico di accontentare un po’ tutti.
Innanzitutto restano immancabilmente al centro le atmosfere gotiche, cifra stilistica irrinunciabile che ha fatto la fortuna del franchise e che lo rende altamente riconoscibile. C’è però una sostanziale variazione sull’ambientazione che fa da sfondo all’avventura, che dagli interni dei castelli vampireschi proietta verso una Parigi di fine XV secolo. Una decisione artistica, certo, ma che ha anche un impatto significativo sul gameplay, considerando le diverse opportunità offerte da uno scenario che differisce fisiologicamente rispetto a quello a base di stretti corridoi interni a un maniero.
È qui che troviamo Rose Belmont, figlia di Trevor Belmont, pronta a raccogliere l’eredità di famiglia in materia di caccia ai mostri. Un compito che si appresta ad affrontare a spalle larghe, complici le abilità e le armi nel suo bagaglio – fisico e metaforico. Anche qui si assiste quindi a un mix importante di innovazione e tradizione, considerando come le narrazioni vadano a inserirsi in maniera quasi naturale nel flusso di capitoli che le hanno precedute.
ESPLORA E COMBATTI
La cifra stilistica di Castlevania Belmont's Curse – al netto di quella artistica dai connotati goticheggianti – sta in due aspetti fondamentali del suo gameplay: le esplorazioni e il sistema di combattimento. Due diverse facce di una stessa medaglia, chiamate a creare un amalgama in cui l’una abbraccia sinergicamente l’altra. Le mappe del gioco sono costruite in un modo che necessita di studio costante per poter passare dai punti d’interesse nel momento giusto. Ci saranno anfratti che potranno essere esplorati solo in momenti successivi, e sarà quindi cruciale appuntarsi (fisicamente o mentalmente) i diversi spostamenti in cui prodursi nel corso dell’avventura.
Dal canto loro, anche gli scontri con gli avversari con cui si incrocerà il proprio cammino richiederanno la giusta dose d’impegno per essere portati a termine in maniera profittevole. Possiamo dire che Castlevania Belmont's Curse sia un titolo in cui occorrerà profondere grande impegno per poter andare avanti nella storia: nulla sarà regalato e ogni conquista saprà elargire grandi soddisfazioni. Certo, ci saranno momenti tosti, e a questo i fan del franchise sono sicuramente pronti. Ma è probabilmente proprio questo equilibrio, quello tra senso di conquista e novità scoperte in fase di esplorazione delle ambientazioni, il combustibile che alimenta – e continua ad alimentare – un’eredità videoludica che, all’alba dei suoi quarant’anni, si dimostra quanto mai in forma e pronta a proiettarsi verso il futuro.
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