Troppo Timida, Martina Filippella ci porta a scoprire il suo graphic novel a base di ansia sociale e introversione
13 marzo 2026 alle ore 10:50, agg. alle 10:56
Il rapporto con chi ci circonda può essere molto complesso, soprattutto per chi ha difficoltà a fronteggiare la timidezza
Quello dei fumetti è probabilmente uno dei medium che ha assistito alla crescita maggiore, nel corso degli ultimi decenni. E questo tanto sotto il profilo dello stile artistico che permea le tantissime produzioni, quanto sul grado di autoconsapevolezza del medium stesso. Non sorprende trovarlo sempre più spesso impegnato in narrazioni destinate a parlare a uno specifico pubblico e, perché no, finire per rivestire anche un ruolo divulgativo.
Un po’ come accade in “Troppo timida”, il graphic novel di Martina Filippella pubblicato da BeccoGiallo che parla della gestione dell’imbarazzo e di come questo possa divenire uno scoglio nella socializzazione. Un volume che potrebbe fornire utili spunti a chi, come l’autrice che è passata a raccontarci il suo lavoro, vive con difficoltà i contatti sociali, ma che spinge anche ad accettare quel lato di sé. E a comprenderlo, per tutti coloro che invece la vivono esternamente, magari con amici particolarmente introversi.
TROPPO TIMIDA, UN GRAPHIC NOVEL DAI CONNOTATI AUTOBIOGRAFICI
Ciao Martina, rompiamo subito il ghiaccio con le presentazioni (oh no, proprio quelle!): cosa troviamo nel tuo libro, "Troppo timida"?
“Ciao! Come farà vagamente intuire il titolo, “Troppo timida” parla di timidezza, ma non solo. È una storia personale e autobiografica che racconta di me e del mio rapporto con gli altri, tra disagio, ansia sociale e introversione.”
Com'è nata l'idea alla base del libro?
“Cercavo una prospettiva interessante per parlare di me. Spesso mi nascondo dietro le mie illustrazioni, perché sono anche una persona riservata, quindi ho la tendenza a non espormi troppo. Però un artista, specie sui social, piace anche quando riesce a portare il pubblico nella propria vita. Crea immedesimazione, e io ero sicura che in tanti si sarebbero ritrovati in una storia di timidezza.”
Da content creator per i social, hai portato tra le pagine quello stile che viene apprezzato quotidianamente da migliaia di persone. Con questo libro non siamo di fronte a un esordio, certo, ma com'è ogni volta vedere il tuo lavoro divenire "tridimensionale" e lasciare la sua naturale forma digitale?
“Per me la creatività vive e prolifera quando trova tante forme in cui incanalarsi, se rimane relegata ad un solo supporto si fossilizza. Dopo diversi anni a lavorare in digitale, quando ho deciso di pubblicare il primo libro è stata una botta di vita, oltre che un’emozione. Vedi i tuoi lavori in una forma tangibile, che viene sfogliata dalle persone, portata a casa e conservata. Continuo e continuerò a scrivere libri perché è un’esperienza molto diversa, più lenta, più naturale, perché i fumetti nascono in forma cartacea e per me avranno sempre un valore aggiunto se ritornano a quella forma.”
Il libro parla in sostanza di una parte di te e, a proposito di lavoro sul fronte social, ti ha aiutato a uscire dalla comfort zone e affrontarla, la timidezza?
“Assolutamente! Per me è stato un battesimo del fuoco ahahah. Innanzitutto, il fatto di approcciarmi a una community mi ha resa più aperta e disposta a raccontarmi, poi quando è arrivata l’occasione di portare il lavoro al di fuori dei social (alle fiere, agli eventi, ai workshop) ho avuto una gran paura, ma allo stesso tempo mi sono sentita nel posto giusto. Tuttora ho sempre un po’ di ansia quando devo uscire dalla comfort zone e parlare con le persone, però lo affronto più serenamente, so che il mio lavoro è incompleto senza quella parte e so anche che mi fa molto bene.”
L’IMPORTANZA DI SAPER SCENDERE A PATTI CON LA TIMIDEZZA
Siamo in un momento storico dove l'apparire conta tanto, si vedano i social network, dove (bene o male) tutti si rivolgono a un proprio personalissimo pubblico, che sia più o meno vasto. La timidezza, al giorno d'oggi, è ancora tanto radicata, o pensi si stia ridimensionando? O magari "evolvendo" in altre forme…
“Io penso che i social abbiano reso la timidezza meno stigmatizzata, parlandone è possibile scoprire che intorno a noi tante persone si sentono allo stesso modo, e questo fa sì che sia meno un problema. Ovviamente, un rischio che io stessa ho riscontrato è quello di adattarsi troppo alla bolla social, dove è più facile comunicare ed è meno spaventoso. Ci si chiude nella propria piccola oasi felice e si tende ad uscire meno, a conoscere meno persone per contatto diretto, ad evitare certe situazioni sociali. Insomma, ho l’impressione che sui social la timidezza sia più accettata, ma quando poi ci si trova nella realtà si riscontrino ancora le stesse difficoltà a socializzare, se non addirittura più difficoltà rispetto al mondo pre-social. Per questo motivo a mio avviso la cosa migliore è stare dentro l’ oasi con il nostro personalissimo pubblico, certo, ma anche provare ad uscirne e affrontare più di petto la timidezza, interfacciandosi con un pubblico diverso.”
Cosa ti senti di dire a un timido / una timida che ci leggono in questo momento?
“Non vergognatevi della vostra timidezza, chiamatela con il suo nome, parlatene (se necessario anche in terapia). Solo così imparerete a conoscerla. Ci saranno dei giorni in cui vi andrà di più di metterla alla prova e altri meno: non c’è una regola fissa, è ok provare a spingersi sempre un po’ oltre il proprio limite, ma lo è altrettanto decidere che quel giorno proprio non ce la fate. Ah, e le figure-di-emme le fanno tutti quanti, timidi e non, quindi tanto vale lanciarsi ogni tanto, no?”
Cosa si prospetta nel futuro di Martina Filippella e dei suoi "Diari di Brodo"?
“Come dicevo, ho intenzione di continuare a pubblicare libri e di uscire dal mondo digitale. Anzi, ultimamente i social mi stanno stretti, quindi preferisco avere un contatto diretto con chi mi segue. Grazie a “Troppo timida” ho fatto diverse presentazioni, il che è paradossale: con un libro sulla timidezza ho parlato un sacco e conosciuto tante persone, più che con gli altri libri. Spero di continuare a fare altri incontri e mi piacerebbe anche organizzare una mostra delle mie illustrazioni/strisce a fumetti.”