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The Blood of Dawnwalker, le difficili scelte della vita da vampiro

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Author image Dario Vanacore

17 settembre 2026 alle ore 21:30, agg. alle 21:24

L’autunno è alle porte, e come inaugurarlo al meglio se non con un videogioco a base di vampiri, che anticipano il periodo da brividi di Halloween

Siamo ormai entrati ufficialmente nel periodo autunnale, con le temperature che (pare) vanno giù e ci proiettano di fatto verso giornate e serate dove il giacchettino non è di certo un’utopia. Non c’è ancora da battere i denti, certo, ma quando il calduccio domestico appare come un’opzione attraente, ad approfittarne a cuor leggero sono sicuramente i videogiocatori.

Signore e signori con una (più o meno) discreta dipendenza dai videogiochi, è giunto il vostro momento. Sono finiti i tempi duri, quando l’atmosfera si surriscaldava facilmente, complici le ventole delle vostre console che lavoravano a pieno regime per raffreddare le componenti interne. Ora si può tornare a fare sul serio senza, per forza di cose, aggiungerci magliette e canotte sudate.

E l’autunno è un periodo quanto mai propizio, in questo 2026, per appartenere alla schiera dei videogiocatori. Una sfilza di titoli molto interessanti si profila all’orizzonte, con il gigante GTA 6 che sarà, in sostanza, la ciliegina sulla torta (e che ciliegina) a chiudere la marcia d’avvicinamento ai regali di Natale. Fino a novembre, però, di tempo ce n’è a sufficienza per perdersi in altri mondi videoludici ricchi di fascino. Come quelli che porta in dote “The Blood of Dawnwalker”, il videogioco di Bandai Namco Entertainment che si cala alla perfezione in questo periodo dell’anno.


THE BLOOD OF DAWNWALKER, ATTENTI AI “MAL DI GOLA”

A due anni di distanza dal suo annuncio ufficiale, datato 2024, The Blood of Dawnwalker arriva al cospetto di chi lo ha da tempo adocchiato con un certo interesse. Non poteva essere altrimenti, considerando che il team di sviluppo responsabile del progetto, Rebel Wolves, vede tra le proprie fila nomi che arrivano niente meno che dallo studio che ha dato i natali a un videogioco del calibro di “The Witcher 3”: CD Project Red. A capitanare il manipolo di valorosi programmatori c’è Konrad Tomaszkiewicz, il director che ha guidato la lavorazione del succitato titolo. Una produzione ricordata ancora oggi come uno dei maggiori esponenti contemporanei nell’ambito dei giochi di ruolo di stampo fantasy.

E il fantasy fa da sfondo anche alle vicende di cui va a comporsi questo nuovo videogioco, che proietta videogiocatori e videogiocatrici al XIV secolo nella Valle Sangora, un luogo idealmente collocato nei Monti Carpazi. Non un momento storico particolarmente propizio per essere al mondo, considerando le epidemie che erano fatalmente all’ordine del giorno. E, ovviamente, come non farsela mancare, a corredo degli eventi che si andranno a vivere? Manco a dirlo, nello specifico è un’epidemia di peste a far tribolare gli abitanti di questo ameno luogo.

Non bastasse, aggiungiamoci poi che la valle – notoriamente famosa, in letteratura e nei miti locali, per la presenza di vampiri – vede puntualmente in prima linea proprio loro, i famigerati signori della notte. Una compagnia agrodolce, quella di queste entità dai canini aguzzi, considerando che da loro potrebbe passare l’unica speranza di sopravvivenza della popolazione locale. Ma a quale costo?

È con queste premesse che si prende il controllo di Coen, un contadino che si trova, suo malgrado, a fare i conti con una trasformazione che lo rende vampiro di notte ed essere umano di giorno. Il come e il perché è tutto da scoprire godendosi la storia. Il compito, manco a dirlo, sarà quella di opporsi alla stirpe vampirica che imperversa sulla regione, con un occhio in particolare al suo capo, Brencis, e ai suoi loschi piani pronti a essere messi in atto.

LA DOPPIA VITA DI COEN

Un plot, quello di The Blood of Dawnwalker, che sostanzialmente potremmo definire lineare. Ma è qui che si casca in fallo, perché le apparenze spesso ingannano. E nel titolo di Rebel Wolves e Bandai Namco Entertainment questo proverbio è quanto mai vero. Quello allestito dagli addetti ai lavori è un gioco avvolgente – per atmosfere e dinamiche ludiche – che spinge a prendere decisioni in maniera lucida e, soprattutto, lungimirante.

Le missioni in cui decideremo di imbarcarci scandiranno la progressione del tempo all’interno del gioco, all’interno di un arco temporale pari a trenta giorni. La motivazione di tutto ciò sarà chiara nel momento in cui ci si addentrerà nei meandri della storia. Saranno incarichi che ovviamente offrono soluzioni di gameplay che si intrecciano solidamente con l’alternanza del giorno con la notte. Siamo pur sempre di fronte a un gioco a base di vampiri.

Un lasso di tempo in cui gestire al meglio le cose da fare, con i compiti che ovviamente si differenzieranno in maniera sostanziale tra giorno e notte. Nel corso delle ore diurne, la versione umana di Coen sarà chiamata a risolvere problematiche di varia entità con metodi agli antipodi: dove non arriva la parola, ci arriva la spada.

Al contrario, le chiacchiere staranno a zero di notte, quando la natura nascosta del protagonista verrà alla luce (della luna). E anche qui bisognerà fare attenzione a non abusare del proprio potere (ci sono ovviamente delle controindicazioni), per quanto azioni decise porteranno lo stuolo dei fan del “nemico del regime” ad aumentare.

La progressione delle situazioni di gioco muterà in maniera radicale a seconda delle scelte intraprese, anche nei frangenti apparentemente meno importanti. Ogni elemento – dai dialoghi ai rapporti interpersonali – concorrerà a delineare la situazione del momento clou dell’esperienza ludica: il gran finale, la resa dei conti, il frangenti in cui tutti i nodi vengono al pettine (insomma, ci siamo capiti, ndr).


MECCANISMI BEN OLIATI

Un mix di elementi, quello che anima la produzione Bandai Namco Entertainment, che non lascia nulla al caso. In The Blood of Dawnwalker è la somma che fa il totale, con il titolo che dimostra d’essere un meccanismo in cui i diversi ingranaggi si muovono secondo logiche ben precise e definite. Come d’altronde ogni gioco di ruolo dovrebbe essere.

Le diverse azioni compiute dal protagonista, a seconda della loro “entità”, consumeranno “tempo” e porteranno in avanti le lancette dell’orologio. I trenta giorni di cui sopra non sono un modo di dire, ma è il tempo effettivo in cui allestire tutto ciò che occorre per il confronto ultimo con il villain del gioco.

Un frangente in cui non mancheranno chiaramente momenti da dedicare al “pellegrinaggio”, a spasso per gli ambienti allestiti dal team di sviluppo. Non siamo di fronte a picchi, per quanto riguarda l’impalcatura tecnica che sostiene il gioco, per quanto il pacchetto artistico svolge la propria parte in maniera ottimale per offrire agli appassionati delle location convincenti e comunque funzionali.

Insomma, quello racchiuso in The Blood of Dawnwalker è un pacchetto di contenuti da non prendere sottogamba. Un viaggio in un’altra epoca dal sapore esotico, certo, ma che richiederà il giusto grado di applicazione perché tutto fili nel verso giusto.

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