Social e Trend

Super Bomberman Collection, il ritorno di classici a oltre trent’anni dall’uscita

A placeholder image for the article
Author image Dario Vanacore

17 febbraio 2026 alle ore 16:30, agg. alle 16:36

Un gradito ritorno per i fan di lunga data, e una bella possibilità per i videogiocatori nuova generazione, che possono così confrontarsi con una serie cult

Il fattore nostalgia è uno dei motori più potenti a fare da traino all’industria videoludica. Basti dare uno sguardo a quanti videogiochi, dal più o meno recente passato, fanno ritorno sulle console di nuova generazione. Grandi produzioni che si ripalesano semplicemente a una generazione di distanza oppure pezzi da novanta del glorioso passato che si tolgono la ruggine di dosso, pronti a dimostrare che ci sanno ancora fare. Sono sì mosse commerciali, ma che riescono nel duplice intento di riportare ai bei momenti andati i videogiocatori che a quei titoli ci hanno giocato, ma anche di far scoprire ai più giovani alcune perle sparite dai radar che meritano però di essere riscoperte per un gaming contemporaneo più “consapevole”. Conoscenza del passato, e di come i videogiochi siano nati e cresciuti, per poter apprezzare con cognizione di causa le novità che, settimana dopo settimana, si avvicendano sugli scaffali.

Tra i videogiochi dal passato che necessitavano di una rispolverata c’è sicuramente la serie Bomberman, che torna sotto i riflettori con “Super Bomberman Collection”. Un concentrato di pixel nudi e crudi e un gameplay “vecchia scuola” che riporterà agli anni ’90 (eccolo qui, il fattore nostalgia che incombe, ndr) alla riscoperta di capolavori che ancora oggi sanno far parlare di sé, anche a distanza di un trentennio.


SUPER BOMBERMAN COLLECTION: UN TITOLO, SETTE VIDEOGIOCHI

In Super Bomberman Collection quello che trova posto è una selezione di titoli diversi che afferiscono però alla serie Super Bomberman. Ma non solo, e a quello ci arriveremo tra pochissimo. La premessa fondamentale che bisogna fare prima di approfondire qualsivoglia discorso è che il lavoro sul prodotto, in casa Konami, è stato portato avanti con un solo preciso obbiettivo: il rispetto degli originali e della tradizione.

Ecco che, una volta lanciato il titolo, il menu principale consentirà di scegliere, scorrendo le diverse cartucce (ah, sempre quella nostalgia! ndr) su quale dei sette diversi giochi concentrarsi per la propria partita, ognuno con le proprie caratteristiche peculiari. Nella selezione sono inclusi:

- Super Bomberman (Tripla versione, Giapponese / USA / Europea) del 1993
- Super Bomberman 2 (Tripla versione, Giapponese / USA / Europea) del 1994
- Super Bomberman 3 (Doppia versione, Giapponese ed Europea) del 1995
- Super Bomberman 4 (Versione Giapponese, con possibile localizzazione in inglese) del 1996
- Super Bomberman 5 (Versione Giapponese, con possibile localizzazione in inglese) del 1997
- Bomberman (Versione Giapponese) del 1985
- Bomberman II (Versione Giapponese) del 1991

Sette videogiochi che arrivano da momenti differenti della storia del medium videoludico. Se i primi cinque citati, quelli afferenti alla serie Super Bomberman, possono infatti contare su tecnologie già più raffinate rispetto a quelli disponibili agli esordi della saga (non immaginatevi comunque giochi contemporanei, eh, ndr) storia ben diversa è quella che riguarda gli ultimi due della lista, che in realtà (storicamente) arrivano prima. Il Super Nintendo dei primi cinque capitoli di cui sopra, con il suo hardware per videogiochi a 16 bit, godeva di performance raffinatissime se confrontate al capostipite della serie, un videogioco in 8 bit uscito su NES. Eppure, proprio per capire i grandi passi in avanti fatti dalla tecnologia in quegli anni – e considerando come, rispetto a oggi, il medium videoludico stesso era visto come un qualcosa “di nicchia” – è bello vedere come un decennio abbia portato a una raffinazione progressiva e sostanziale. Nulla di tutto quello di cui godiamo oggi sarebbe stato possibile senza lavori pionieristici come quelli di Bomberman e Super Bomberman.

RISPETTO DELLA TRADIZIONE, MA CON QUALCHE AGGIUNTA COLLATERALE

Riflessioni filosofiche sulla storia dei videogiochi a parte, è giusto andare ad approfondire il discorso su quello che i diversi titoli portano sullo schermo. Un approfondimenti appannaggio delle nuove generazioni di videogiocatori che, magari per la prima volta, si confrontano con i pixel della serie e più in generale dei videogiochi di quegli anni.

Il gameplay di Super Bomberman è tanto semplice all’apparenza quanto profondo nelle strategie di approccio che offre alle partite. Su una griglia labirintica il protagonista deve farsi strada, grazie agli esplosivi di cui e dotato. Il tutto facendo attenzione ai nemici che si aggirano per lo stage, su rotte più o meno predefinite. Si deposita la bomba, ci si allontana per evitare di essere investiti dall’esplosione e, tempo una manciata di secondi, la via è sgombra e si può procedere. Il tutto nel tentativo di accumulare il maggior numero di punti, di evitare di soccombere alle sortite dei nemici e di trovare la porta d’uscita dallo stage, nascosta sotto uno degli elementi distruttibili. Il tutto con l’aggiunta di power up da raccogliere, disseminati qua e là. O di utilissime funzioni “new age” come quella “Save/Load Anytime”, che permette ai giocatori di salvare in qualsiasi momento, o ancora la funzione “Rewind”, che consente ai giocatori di “riavvolgere il nastro” nei livelli più complicati.

Una formula basica ma che riesce ancora oggi ad avere il suo perché. Vuoi per la semplicità del gameplay, che permette di godere di partite sostanzialmente rilassate e al contempo molto rapide. Vuoi per la sensazione di progressione che genera appagamento. Vuoi per l’accompagnamento musicale d’altri tempi, che incalza in maniera ottimale le gesta dei videogiocatori. E vuoi anche per la cura nella ridefinizione grafica della produzione che, come dicevamo in apertura, ha subito una necessaria svecchiatura che però è stata operata nell’ottica di un rispetto assoluto degli originali, dal risultato della prova su PS5.

A questo aggiungiamoci la presenza, all’interno del pacchetto di sette videogiochi citati nel paragrafo precedente, di prodotti che precedentemente erano stati relegati al solo mercato giapponese. Vale a dire gli ultimi quattro del pacchetto totale. Erano d’altronde tempi differenti, quelli durante i quali i titoli sono usciti in origine: un periodo nel quale la globalizzazione (videoludica e non) permetteva di provare solo titoli miratamente costruiti per il mercato di riferimento, quello europeo nel nostro caso. Ed è bello vedere come il progresso tecnologico moderno consenta a perle del passato di godere di nuova luce e, soprattutto, di un nuovo pubblico.

Altre storie

Leggi anche