Social e Trend

Silent Hill Townfall, la nebbia nuovamente protagonista fra tradizione e innovazione

A placeholder image for the article
Author image

04 ottobre 2026 alle ore 12:00, agg. alle 23:02

Il franchise di Konami è di nuovo protagonista, con il nuovo corso che porta la foschia iconica della saga a stazionare su nuove ambientazioni

Certo amori fanno dei giri immensi e poi ritornano. Una frase romantica bellissima, non è vero? Probabilmente si, se siete irriducibili nostalgici e, sotto sotto, avete qualche “situazione” in sospeso e siete lì alla finestra, sperando in qualche improbabile ritorno di fiamma (nessuno giudica nessuno, ma se è finita un motivo ci sarà stato... Ndr).

Un discorso, quello appena fatto, che va stracciato quando si parla di videogiochi. Qui la regola è opposta, e la lontananza (di un franchise dalla scena) non fa altro che incrementare il piacere di reincontrarsi. Ancora di più se, magari, ciò accade dopo rocamboleschi cambi di programma da parte degli addetti ai lavori. A questa categoria di produzioni appartiene "Silent Hill Townfall", il nuovo capitolo del franchise Konami, approdato negli ultimi giorni sugli scaffali.


SILENT HILL TOWNFALL, TRENT’ANNI E UNA NEBBIA CHE RESTA IMMUTATA

Prima di partire con il consueto tuffo nei ricordi, facciamo subito una specifica importante. Il cambio di programma di cui sopra, per dovere di cronaca, non riguarda il gioco nello specifico, bensì la saga a cui appartiene, lasciata "a maggese" per tanto tempo (oltre un decennio) prima di tornare sotto i riflettori, nel 2024, con il remake del secondo capitolo.

Una storia che affonda le sue radici nelle fasi conclusive del passato millennio. Era il 1999 quando il primo, iconico capitolo faceva capolino sugli scaffali, abbracciando la community Playstation. Fu la pietra angolare di un franchise che poi si sarebbe espanso in tante direzioni differenti. Non solo videogiochi – che restano l’ossatura principale del prodotto multimediale – ma anche film e fumetti, chiamati ad arricchire ulteriormente la lore.

Tutto questo fino al 2014, anno in cui usciva “Silent Hill Homecoming”. Un videogioco che, evidentemente, disattese le aspettative del producer (in termini di unità piazzate), tanto da portare allo standby la saga. Un’operazione di “soppressione” che, da subito, suscitò appelli accorati degli appassionati, accolti solo a distanza di un decennio. Bisognerà aspettare infatti il 2024 per assistere al ritorno della serie con il remake di Silent Hill 2: una mossa utile a saggiare la risposta della community dei videogiocatori, prima di puntare all’ all-in dapprima con il convincente “Silent Hill f”, e poi con questo nuovo capitolo (e spin-off), che arriva a distanza di due anni da quel primo importante tentativo.

SILENT HILL SEI PROPRIO TU? NON DOVEVAMO NON REINCONTRARCI PIÚ?

Approcciare a Silent Hill Townfall porta con sé una serie di dubbi e domande. Giusto così, d’altronde, considerando la delicatezza del “giocattolo” in questione, che va maneggiato con la giusta cura da parte di chi è incaricato dello sviluppo. Sono tanti gli elementi da tenere in considerazione, da soppesare con il bilancino da orafo, per evitare di intaccare equilibri granitici consolidatisi nel corso dei decenni.

Non temono il confronto Screen Burns Interactive e Annapurna, responsabili di questa nuova iterazione della serie. E la dimostrazione arriva innanzitutto dal contesto scelto per collocare gli eventi della trama, che si allontana dalla posizione geografica della “collina silenziosa” per andare a posizionarsi in una nuova location.

Si tratta di St. Amelia, ameno posticino situato su un’isola della Scozia, dove troviamo il protagonista, Simon Ordell, che pare non passarsela proprio benissimo. E non scenderemo nel dettaglio di cosa, come e quando, per non rovinare il gusto della scoperta. È il 1996 (questo possiamo dirlo) e ovviamente il buon Simon non è lì per caso: ha una missione ben specifica da portare a compimento, che consiste nel… “sistemare le cose”. E anche qui siamo di fronte a indizi marginali, relativamente a un compito che si rivelerà essere molto complesso. A maggior ragione se si considerano i problemi di memoria del malcapitato.


UN (VIDEO)GIOCO DI EQUILIBRI, TRA NOVITÀ E TRADIZIONE

Cambia lo scenario, ma non il modus operandi con cui Silent Hill Townfall andrà affrontato. Lo spirito survival dalle tinte horror torna sotto i riflettori, lucidato a dovere. La nebbia sarà la grande comprimaria della produzione, utile a celare le minacce che possono annidarsi ovunque e a instillare nei giocatori un senso di disagio continuo e costante.

Ancora una volta la cautela sarà la migliore delle alleate, considerando la vulnerabilità pressoché totale del nostro alter ego digitale. Il confronto frontale (e ad armi spianate) con i nemici non è un’opzione a nostra disposizione: i più pericolosi andranno aggirati in modalità stealth per evitare conseguenze catastrofiche. Non si può pensare di fare altrimenti quando le uniche risorse a disposizione sono armi bianche poco efficaci o armi da fuoco con scarsi rifornimenti. Non un compito semplicissimo, con le scelte tecniche degli addetti ai lavori – che hanno optato per una visuale in prima persona – che finiscono per alimentare il fattore ansiogeno della produzione.

Non mancano enigmi e rompicapo da risolvere per procedere nell’avventura, due elementi che, assieme alle esplorazioni, rappresentano il marchio di fabbrica del videogioco targato Konami. E proprio in quest’ultimo frangente – muovendosi per gli scenari di gioco, quando sarà meglio evitare i nemici più pericolosi, di cui sopra – arriva in nostro soccorso una CRTV, una televisione tascabile, che risulterà strumento salvavita fondamentale.

Silent Hill Townfall si presenta dunque al pubblico adeguatamente in forma tanto sotto il profilo ludico quanto sotto l’aspetto grafico, in linea con gli standard dell’attuale generazione. Un gradito ritorno tra le nebbie, a confronto con una location che omaggia gli illustri trascorsi e proietta la serie verso il futuro.

Altre storie

Leggi anche