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Star Wars Zero Company, le Guerre Stellari si fanno strategiche

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Author image Dario Vanacore

13 settembre 2026 alle ore 12:00, agg. alle 14:21

Un nuovo videogioco arricchisce di sfumature ludiche inedite e di ulteriori linee di trama un’epopea narrativa che va avanti da quasi cinquant’anni

La storia della cultura pop va progressivamente arricchendosi di nuovi punti di riferimento. Le tante produzioni che arrivano ad animare lo scenario contemporaneo - nell'ambito di film, serie TV, fumetti e videogiochi - alimentano un tradizione che affonda le proprie radici nel vecchio millennio. E che trova in determinati capisaldi, divenuti giustamente punti di riferimento inamovibili, un'inesauribile fonte d'ispirazione.

Come nel caso di Star Wars, l'iconico franchise creato da George Lucas che, arrivato a quasi un cinquantennio di attività, riesce ancora a sorprendere. Lo fa con le tante produzioni multimediali, seriali e filmiche - tra capitoli principali e spin off - ma anche attraverso il mondo dei videogiochi. È nell’ambito videoludico, con produzioni come "Star Wars Jedi Fallen Order" e "Star Wars Jedi Survivor", che hanno contribuito ad aggiungere ulteriore lore a una trama sempre più ricca di diramazioni narrative.

Ulteriore carne al fuoco è stata messa poi in queste ultime settimane, complice l'arrivo sulla scena di "Star Wars Zero Company" di Electronic Arts, che dà il proprio contributo anche in quanto a “sconfinamento” verso gameplay differenti rispetto a quelli precedentemente sperimentati.


STAR WARS, COME TUTTO È COMINCIATO

Come di consueto, prima di addentrarci tra le pieghe della nuova produzione videoludica targata "Guerre Stellari", è giusto fare il punto della situazione sul franchise cui fa riferimento. Un recap che aiuta a rispolverare i ricordi dei fan di lungo corso, e fornisce invece alle nuove generazioni la giusta bussola per orientarsi al meglio.

Una cavalcata che, come dicevamo in apertura, si appresta a celebrare nel 2027 i suoi cinquant’anni. Era il 1977 quando si assisteva allo stupefacente debutto sugli schermi cinematografici di “Star Wars: Una nuova speranza”, il primo iconico capitolo della prima trilogia (sì, daremo un po’ di numeri, ndr). Vai poi a immaginare che, nell’ordine cronologico di visione consigliato, sarebbe divenuto nel tempo il quarto capitolo effettivo, considerando che la seconda trilogia, partita con “La minaccia fantasma” nel 1999 e conclusasi con “La vendetta dei Sith" (2005) – e con, nel mezzo, “L’attacco dei cloni” (2002) – andava a collocarsi temporalmente prima.

Il passaggio della Lucasfilm sotto il vessillo della Disney – avvenuto nel 2012 per la cifra monstre di 4,05 miliardi di dollari – ha portato a un cambio di marcia per il franchise. Un’accelerata che si è tradotta in un maggiore sfruttamento del marchio e in nuovo pacchetto di film - "Il risveglio della Forza" (2015), "Gli ultimi Jedi" (2017) e "L'ascesa di Skywalker" (2019) – a cui si sono aggiunti poi ulteriori contenuti di diversa natura. Dalle serie tv (come l’apprezzata “The Mandalorian”) ai fumetti e libri, che sugli scaffali italiani arrivano nelle edizioni curate da Panini Comics. Passando poi per i videogiochi, che in questa sede diventano protagonisti, complice l’arrivo di Star Wars Zero Company targato Electronic Arts.

STAR WARS ZERO COMPANY, COME IN UNA PARTITA A SCACCHI

Archiviata la doverosa parentesi delle presentazioni, arriva ora il momento di calarci appieno all’interno di Star Wars Zero Company, per scoprire in che modo il franchise va ad arricchirsi con questa nuova iterazione. La premessa fondamentale riguarda il genere di riferimento del videogioco in questione, il cui gameplay si fonda su elementi strategici a turni.

La frenesia tipica di un titolo a base di spade laser e blaster cede quindi il passo a un ritmo di gioco maggiormente cadenzato. Una partita a scacchi in cui scegliere con cura le proprie mosse per ottenere il massimo risultato possibile sul campo di battaglia.

Nulla accade per caso su queste pagine (e all’interno delle pagine stesse) e allora motiviamo anche la cronistoria del paragrafo precedente. Le narrazioni di questo nuovo videogioco vanno a inserirsi nel contesto della guerra dei cloni, un evento centrale nell’economia del racconto della trilogia di fine anni ’90 e inizio anni 2000.

Protagonisti delle vicende la Zero Company che dà il nome al titolo, un drappello di soldati scelti e prezzolati, che non hanno alcuna remora a vendersi al miglior offerente. Questo è quanto serve sapere ai fini narrativi, caratterizzati da un susseguirsi di operazioni e missioni che prenderanno vita sullo schermo. 


SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA

Come ogni strategico a turni che si rispetti, Star Wars Zero Company deve necessariamente rispettare delle regole fondamentali. L’equilibrio della formula ludica passa dalla gestione delle unità all’interno della propria squadra, quattro elementi con abilità specifiche che andranno combinate per ottenere il massimo rendimento possibile. Ogni turno permetterà di operare un determinato quantitativo di azioni, quindi ogni mossa andrà valutata attentamente in base anche a quelle che saranno le (più o meno) dirette conseguenze.

Ovviamente uno dei punti di forza di uno strategico che si rispetti sta nella capacità di appagare il videogiocatore con un senso di progressione che ne motivi le gesta future. E questo, nella fattispecie di Star Wars Zero Company, si concretizza tanto nella crescita dei propri soldati, in termini di abilità personali, sia nel rapporto che si rinsalda tra le diverse unità della squadra. Con conseguenze dirette che si tradurranno in bonus utili poi quando sarà il momento di scendere sul campo di battaglia.

Attenzione quindi a valutare bene ogni missione “non-principale”: se queste ultime prevedranno la ripartenza dal checkpoint in caso di fallimento, nel caso delle “secondarie” il fallimento sarà parte dell’esperienza di gioco. E le morti delle proprie unità saranno permanenti, con tutte le conseguenze del caso in termini di sostituzione, e di rapporti interpersonali da ricostruire da zero.

Riuscire a descrivere appieno l’intera esperienza di Star Wars Zero Company è praticamente impossibile, per questioni di spazi e di spiegoni che rischiano solo di rendere poco digeribili dinamiche che, all'interno del gioco, sfilano via fluide che è una meraviglia. Senza considerare poi il discorso relativo al rovinare il piacere della scoperta. Quello che c’era da sapere per essere adeguatamente stuzzicati è stato detto: per tutto il resto, solo la prova pad alla mano potrà restituire appieno i giusti feedback e il giusto feeling. Sicuramente stiamo parlando di un prodotto che si propone in egual validissimo modo sia agli esperti del genere, sia a chi passa da queste parti per la prima volta, solleticato magari dal richiamo delle Guerre Stellari.

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