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Resident Evil Requiem, Grace Ashcroft e il ritorno di Leon Kennedy nel nono capitolo della saga di Capcom

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06 marzo 2026 alle ore 15:50, agg. alle 15:55

Un grande classico che torna sotto i riflettori, una nuova iterazione del franchise che si muove tra tradizione e innovazione

I grandi classici – in ogni ambito di competenza, dalla letteratura al cinema, passando ovviamente per i videogiochi – sono quei punti cardine dell’industria che resistono alle mode. Prodotti divenuti nel tempo dei veri e propri punti di riferimento, tanto per i fan quanto per gli addetti ai lavori, in grado di calamitare le attenzioni ogni qualvolta si cominci a chiacchierare di qualche possibile ritorno in scena.

Qualcosa che, manco a dirlo, accade puntualmente con ogni nuovo episodio della serie di Resident Evil, un franchise che nel tempo ha saputo espandersi divenendo multimediale. Dai videogiochi alle pellicole cinematografiche, passando per libri e fumetti, sono state tanti i modi scelti dai produttori per espandere la lore della saga, arricchendola di dettagli e sfumature.

E “Resident Evil Requiem” va a inserirsi proprio all’interno di questo dinamico quadro. Il nono capitolo della saga è approdato sugli scaffali negli ultimi giorni, pronto a sfidare nuovamente la community degli appassionati a suon di brividi, jumpscare e un’abbondante dose di azione. Un nuovo capitolo che sfoggia una doppia personalità, tra rispetto della tradizione e la consueta necessità di rinnovarsi e di innovare.


RESIDENT EVIL REQUIEM, QUESTIONE DI EQUILIBRI

Come si fa dunque a mantenere costantemente frizzante un franchise con trent’anni di carriera e innumerevoli videogiochi all’attivo, tra serie principale e spin-off? Una domanda che evidentemente si pongono a cadenza quotidiana in casa Capcom, e a cui hanno provato a rispondere nel miglior modo possibile anche in occasione della lavorazione di Resident Evil Requiem.

Un titolo che si regge sostanzialmente su equilibri, quelli tra tradizione e innovazione citate poche righe più su, ma anche su ritmi differente di gameplay. Una differenziazione che nasce innanzitutto dai personaggi che si controlleranno nel corso dell’avventura, ognuno con una precisa caratterizzazione attitudinale che si rifletterà nel modo in cui verranno affrontate le minacce alla nostra salute digitale preparate dagli sviluppatori.

In Resident Evil Requiem troviamo Grace Ashcroft, figlia di Alyssa (Resident Evil Outbreak) e agente dell’FBI a cui viene assegnato l’incarico di indagare su alcune morti misteriose avvenute all’interno di un hotel. Lo stesso (guarda un po’ i casi della vita, ndr) in cui ha perso la vita sua madre, diversi anni prima.

Il nono capitolo della saga, sul fronte dei protagonisti, segna però anche il ritorno di Leon Kennedy. Si tratta senza dubbio di uno dei personaggi più amati dell’intera saga, complice lo spirito intrepido da “cavaliere senza macchia e senza paura” che ne ha caratterizzato le gesta nelle precedenti tre apparizioni, rispettivamente in Resident Evil 2, Resident Evil 4 e Resident Evil 6. Passano gli anni, ma le vecchie (e cattive? Ndr) abitudini restano: e allora perché non affrontare una nuova minaccia e lanciarsi ancora una volta, da buoni cuori impavidi, verso la donzella in pericolo di turno?

L’ORRORE OGNUNO LO AFFRONTA A MODO PROPRIO

Ovviamente quello che funge da co-protagonista del nuovo episodio della serie non è propriamente la canonica principessa da salvare, considerando che Grace Ashcroft ha dalla sua parte un addestramento da agente federale. È pur vero che nel suo caso ci sono due elementi a renderle complicata la vita – più di quanto già non faranno le aberrazioni che dovrà per forza di cose affrontare lungo il cammino. Il primo è il ritorno in un luogo, l’hotel in cui è stata inviata a indagare, che le riporta alla memoria vecchi e traumatici ricordi. Il secondo è di tipo pratico, e consiste proprio nella poca familiarità con la tipologia di nemici che vedrà sbucare qua e là, e che saranno pronti a fare del loro meglio per farle la pelle.

Una combo di elementi che invece non incide sulla condotta e sulla tenuta psichica dell’altro personaggio principale, Leon Scott Kennedy. Lui di pelo sullo stomaco ne ha in abbondanza, complice l’abbondantissimo rodaggio e “l’esperienza nel settore”, maturata capitolo dopo capitolo nelle precedenti apparizioni all’interno della serie principale. Non sorprende trovarlo quindi impassibile e quasi glaciale di fronte alle nuove complicazioni a cui dovrà far fronte, contro le quali non si esimerà dall’elargire un’abbondante dose di piombo.

Grace Ashcroft e Leon Kennedy saranno quindi due facce di una stessa medaglia, calati in Resident Evil Requiem nella medesima situazione, ma con modi di agire molto differenti. Più cauta e attenta la prima, controllando la quale emerge l’essenza del survival horror, le cui regole di gameplay spingono a nascondersi e a sfruttare l’ingegno per cavarsi d’impaccio quando c’è da far fronte alle minacce. Meno lezioso e dallo spirito avventuroso il secondo, che nel rispetto degli elementi action del gameplay proverà costantemente a risolvere tutto a suon di legnate e piombo rovente. Un doppio modus operandi che vedrà diversificata, di default, anche la gestione di telecamere e inquadrature. Per Grace il consiglio degli sviluppatori è di propendere per una visuale in prima persona, utile ad aumentare il grado di immersività e “soffrire” maggiormente le apparizioni improvvise dei nemici. Per Leon invece la visuale passa in terza persona alle sue spalle, in modo da poter gestire al meglio le fasi concitate e i nemici pronti a sbucare (e da dover sforacchiare) a destra e a manca.


UNA PROVA DI MATURITÀ

Ci fermiamo qui senza andare a scavare maggiormente in profondità, all’interno della trama di Resident Evil Requiem. Anche e soprattutto per non guastare il piacere della scoperta a chi si appresa a immergersi nel nono capitolo della saga. Quello su cui è più che lecito soffermarsi è però il pacchetto tecnico che regge la struttura ludica.

Siamo di fronte a un gioco – sviluppato per PS5, Xbox Series X/S, PC e Nintendo Switch 2 – che ha cominciato a spremere le risorse messe a disposizione dalle piattaforme di questa generazione. Certo, siamo d’accordo sul fatto che non si tratti di un esordio sull’attuale generazione di console, considerando che già Resident Evil Village (uscito nel 2021) aveva cominciato a saggiare le potenzialità di queste ultime. Ma il nono capitolo giunge in un momento storico che potremmo definire di maturità, tanto per l’hardware quanto per le consapevolezze da parte degli addetti ai lavori relativamente agli strumenti a propria disposizione.

E infatti su PS5, console su cui il gioco è stato provato, il risultato è stato molto credibile sotto numerosi punti di vista. Dalle ambientazioni in cui muoversi per progredire nella storia alle espressioni facciali dei personaggi, che restituiscono in maniera verosimile le loro sensazioni, finendo alla gestione delle fonti di luce e delle ombre e a colonna sonora ed effetti ambientali, in grado di dettare i tempi e mantenere costantemente alto il livello di angoscia nel videogiocatore.

Resident Evil Requiem è quindi sicuramente un nuovo degno esponente di una saga senza tempo. I trent’anni di esperienza accumulati sono stati messi a frutto dagli sviluppatori, e la risposta da parte dei videogiocatori è stata decisamente incoraggiante, considerando le oltre cinque milioni di copie vendute nei primi giorni successivi alla release, stando a quanto riferito da Capcom. Si apre così una nuova stagione florida per un franchise che si dimostra costantemente in grado di sorprendere. Sguardo ora ottimisticamente al futuro, il contagio è pronto a infettare nuovi appassionati.

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