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Generazione Offline? L’Italia frena sui divieti social agli under 16 e si appella ai giganti della rete

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18 giugno 2026 alle ore 13:13, agg. alle 13:21

Mentre l’Europa vieta i social per gli under 16, Palazzo Chigi sceglie una via diversa: un patto di responsabilità con i colossi della Silicon Valley

Il dibattito globale sull’accesso dei minori ai social network si fa sempre più acceso, dividendo governi ed esperti di salute mentale. Mentre Paesi come il Regno Unito, la Francia e la Spagna si muovono con decisione verso una linea proibitiva – con il premier britannico Keir Starmer che ha recentemente annunciato l’intenzione di bloccare totalmente l’accesso alle principali piattaforme per gli under 16 – l'Italia sceglie una strada differente, fatta di attesa e corresponsabilità.

IL "NÉ SÌ, NÉ NO" DI PALAZZO CHIGI

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha chiarito la posizione del nostro Paese con una formula che si traduce in una frenata d'attesa. La premier ha infatti dichiarato che il governo non intende introdurre un divieto di accesso ai social media per gli adolescenti tramite un decreto d'urgenza. Il motivo è duplice: da un lato c'è il rispetto per il lavoro trasversale e bipartisan già avviato in Parlamento; dall'altro vi è una profonda perplessità sull'efficacia reale di un muro normativo calato dall'alto.

I MURI DIGITALI NON BASTANO

Un semplice divieto non è una proposta risolutiva poiché rischia di essere facilmente aggirato dai giovanissimi tramite stratagemmi tecnologici, finendo per scaricare l'intero peso del controllo sulle spalle delle famiglie. La linea strategica italiana punta invece a un approccio più sistemico: per proteggere davvero la salute mentale dei ragazzi non basta proibire, ma è strettamente necessario il coinvolgimento diretto e responsabile delle multinazionali del tech. Le piattaforme devono essere parte attiva nella creazione di "ecosistemi digitali protetti", eliminando alla radice i meccanismi algoritmici che creano dipendenza.

OLTRE IL DIVIETO: LE VIE PERCORRIBILI 

In Italia l'iter di ricerca prosegue, si studiano soluzioni che uniscano la verifica rigorosa dell'età (tramite identità digitale come Spid o Cie) a un forte impianto educativo, come l'introduzione di un "patentino digitale" nelle scuole. L'obiettivo italiano non è escludere gli adolescenti dalla modernità, ma costringere i giganti della Silicon Valley a rendere il web un luogo finalmente sicuro.

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