Fujakkà, Vaga ci racconta i retroscena del suo nuovo graphic novel
10 luglio 2026 alle ore 13:00, agg. alle 12:41
Un racconto dai connotati distopici, quella che arriva sugli scaffali, con personaggi che, per una caratteristica o per un’altra, è facile sentire molto vicini
Sono tante le storie che è possibile trovare in libreria. Racconti che finiscono per essere un biglietto di sola andata verso mondi unici, che vivono grazie al genio e all’estro degli autori e degli artisti che hanno nella propria “valigetta degli attrezzi” quantità importanti di inventiva e anche quel briciolo di follia. Le storie che tengono incollati alle pagine necessitano di questi e di molti altri ingredienti che, come insegnano gli chef, variano di ricetta in ricetta e vanno dosati nelle giuste proporzioni.
Sempre in libreria, quella che scandagliamo nella nostra rubrica settimanale dedicata ai migliori libri da leggere per ogni età, ci spostiamo oggi nel reparto dei romanzi grafici, o graphic novel che dir si voglia. Un ecosistema in costante mutamento, che si arricchisce di nuove sfumature con “Fujakkà”, l’opera di Vaga pubblicata da Edizioni BD che la stessa autrice è passata a raccontarci.
FUJAKKÀ, QUANTO È DIFFICILE STARE AL MONDO
Buongiorno Vaga, e benvenuta. Partiamo subito con le presentazioni e quindi lascio a te la parola: cosa troviamo nel tuo nuovo graphic novel, "Fujakkà"?
“Ciao, grazie per avermi invitata :D! In “Fujakkà” troverete la storia di esseri umani che non sanno come stare al mondo: adolescenti che provano a diventare adulti, adulti che cercano di vivere al meglio delle loro possibilità, perdendosi spesso in un circolo vizioso di violenza. I due protagonisti sfiorano continuamente la morte, e questa sembra essere l'unica fonte di adrenalina che li spinge a esistere. Detti così, potrebbero sembrare personaggi molto lontani da noi. Ma non lo sono. Basta grattare un po' sotto la superficie e ognuno può ritrovarsi nella parte più imbarazzante, più sporca, più indicibile di sé, in un dettaglio, in un pensiero che non ha mai detto a nessuno, nei protagonisti di Fujakkà.”
Come nasce questa storia? C'è qualche innesco specifico che ti ha spinto a dare il là alle vicende? Io ci ho visto una "distopia bradisismica" (nemmeno poi tanto impossibile, visti i "chiari di luna" di questi ultimi anni, nell’area flegrea), ma potrei sbagliarmi...
“Le distopie bradisismiche di cui parli sono fenomeni naturali che si sono inevitabilmente insediati dentro di me. Quando ho iniziato a scrivere, ho legato l'instabilità esterna a quella che sento di avere dentro di me, probabilmente da molto più tempo di quanto la mia mente possa ricordare. È nato tutto un po' da lì. Poi alcune storie, quando vengono abitate da personaggi inventati, vanno quasi per inerzia: nel senso che i personaggi, a un certo punto, hanno iniziato ad avere una sorta di autonomia. Si sono evoluti e hanno esplorato luoghi "fisici" ed emotivi che nemmeno io sapevo di voler e poter esplorare senza il loro aiuto. Carla e Alfredo, i due protagonisti, se dovessi immaginarmeli adesso, li vedrei come due topolini da laboratorio che corrono in labirinti liminali cercando una via di fuga. Così me la immagino, a giochi fatti, la creazione di Fujakkà.”
Anche il titolo dell'opera non è messo lì a caso…
“Ho cambiato molte cose di questa storia in corso d'opera, ma mai il titolo. È un omaggio alla canzone dei 99 Posse (io con i 99 Posse ci sono cresciuta!). Il brano parla di temi diversi rispetto al fumetto - resistenza contro le autorità - ma mentre scrivevo le prime pagine stavo riascoltando il loro album, e d'istinto ho scritto "Fujakkà" in cima al foglio. Mi piaceva, funzionava. E poi, quando ho capito che quasi tutti l'avrebbero letto nel modo sbagliato, ho pensato potesse essere divertente spiegare perché lo stessero leggendo male e raccontare quindi anche il significato e la traduzione, che è letteralmente: "fuggire via da qui". Che è quello che i personaggi del fumetto cercano di fare, o almeno si illudono di volere senza riuscirci mai davvero, con la paura addosso a ogni passo.”
L’EVOLUZIONE DELLO STILE
Questo graphic novel arriva a distanza di tre anni dal tuo precedente lavoro, "Dog". Come si riflette questo intervallo di tempo sullo stile artistico adottato in "Fujakkà"? C'è stata sperimentazione?
“Dopo “Dog” mi sono presa un attimo di respiro per capire, più che altro, cosa stesse accadendo. Scriverlo non è stato semplice, ma quello a cui non ero pronta era il dopo. È stato bellissimo portare in giro la mia storia e avere i feedback dei lettori, ma allo stesso tempo ho dovuto fare i conti con il fatto di aver scritto una storia autobiografica, che parla di una relazione tossica che ho vissuto, e questa cosa non è sempre stata facile da gestire a livello emotivo. Con “Fujakkà” ho sentito il bisogno di scavare ancora un po' più in fondo, esplorando parti di me che non ero sicura di conoscere davvero così bene. Quando ho iniziato a scrivere, però, sentivo di padroneggiare meglio il medium del fumetto, e quindi ho cercato di farlo in un modo più strutturato ma anche più complesso, sia per quanto riguarda lo storytelling che lo stile grafico. Diciamo che è partita una sorta di sfida con me stessa: volevo rimanere fedele al mio stile, ma senza esserne schiava. Quindi mi sono sentita libera di sperimentare in tutti i sensi.”
Andiamo ulteriormente dietro le quinte dell'opera: se dovessi identificare la cosa più divertente e quella più impegnativa con cui ti sei confrontata nel corso della lavorazione, quali sarebbero?
“La parte più divertente credo sia stata creare la relazione tra i due protagonisti: farli battibeccare, costruire dialoghi in cui i due si parlano addosso fino allo sfinimento, e vedere l'evoluzione delle loro interazioni. Carla e Alfredo sono insopportabili ma, da un lato, anche adorabili. Carla è apparentemente algida sembra che nulla la tocchi davvero, finché non viene messa davanti alle proprie emozioni. Lì inizia l'instabilità di cui parlavo, e quindi finisce inevitabilmente per perdere il controllo di se stessa, cosa che odia. Alfredo è un eterno bambino: non ha freni inibitori e si affida completamente alle cure dell'amica. Questo tipo di rapporto mi ha divertita perché mi ci sono immersa completamente, e i due sono diventati quasi miei amici. La cosa più difficile, invece, credo sia stata non perdere il focus della storia e far combaciare tutti i punti di un racconto che segue due linee temporali diverse. La divisione in capitoli mi ha aiutata, ma devo dire che spesso ho dovuto mettere in pausa la creazione per ricomporre quello che stava accadendo, e aggiungere, eliminare o modificare dei momenti della storia, per non perdere dettagli fondamentali.”
Sguardo al futuro: hai già qualche nuovo progetto su cui stai lavorando - o su cui ti piacerebbe lavorare?
“Mi piacerebbe lavorare su qualcosa che riguardi la musica in qualche modo. Mi piacerebbe anche collaborare con altre persone, soprattutto per quanto riguarda la sceneggiatura. Ci sto pensando…”