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Final Fantasy Resonance, il ritorno della serie in un videogioco che è anche un omaggio ai classici

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Author image Dario Vanacore

01 novembre 2026 alle ore 11:00, agg. alle 23:34

Le novità abbracciano anche l’epoca d’oro dei giochi di ruolo, e lo fanno con un nuovo esponente di una storica serie che al passato con un pizzico di nostalgia

“Da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Una riflessione apparsa per la prima volta su Amazing Fantasy 15, nel 1962, e iconicamente legata al personaggio di Spider-Man. Per quanto sia innegabile che questa frase possa adattarsi, con grandissima flessibilità, a contesti anche molto differenti rispetto a quello supereroistico.

Il mondo dell’intrattenimento – e di riflesso quello dei videogiochi – ne può sicuramente fare il proprio personalissimo mantra. Il grande potere è quello di attirare su di sé le attenzioni (e gli investimenti economici) del pubblico, la responsabilità è quella di non tradire, con produzioni che si rivelino non all’altezza delle aspettative, la fiducia di chi si è prodigato nell’acquisto.

Un eterno equilibrio nel quale sono pochi coloro che continuano a destreggiarsi nel lungo periodo. In questa categoria annoveriamo sicuramente Square Enix con la sua saga “Final Fantasy”, un franchise che la sua personalissima formula giusta si direbbe averla trovata da tempo. Non a caso siamo ancora qui a parlarne, e a ragion veduta, considerando l’arrivo sugli scaffali di “Final Fantasy Resonance”, il nuovo capitolo che mira a espandere ulteriormente l’universo narrativo e ludico della serie.


FINAL FANTASY, IL RITORNO DELLA SERIE ALLA VIGILIA DEL QUARANTENNALE

Quello che ci porta oggi a parlare di Final Fantasy Resonance è un percorso tortuoso che si snoda nell’arco di (quasi) quattro decenni. Era il 1987 quando il primo, storico capitolo faceva capolino sul mercato nipponico. Una produzione che ovviamente si presentava in maniera molto differente rispetto a quelle con cui siamo abituati a cimentarci al giorno d’oggi – che possono contare su un comparto grafico rifinito nel minimo particolare e, di riflesso, di effetti visivi in grado di sorprendere chiunque.

La magia di Final Fantasy, negli anni ’80 e in quei primi capitoli, stava nella sua capacità di raccontare storie coinvolgenti, che appassionavano il pubblico anche e soprattutto grazie allo spessore dei personaggi, portati sullo schermo sotto forma di agglomerati di pixel. La sostanza contava molto più della forma (non che oggi sia molto diverso, sia chiaro, ma anche l’occhio vuole la sua parte e da questo non si prescinde, diciamocelo fuori dai denti, ndr), e il gameplay da gioco di ruolo contribuiva nel rendere accattivanti le sequenze di lotta che facevano da intermezzo agli sviluppi della storia.

E questa è stata la cifra stilistica che ha accompagnato la saga dagli albori fino alle sue prime evoluzioni, negli anni ’90, su Playstation. Una storia che si è arricchita progressivamente di sfumature, complice l’elevatissimo numero di produzioni arrivate sugli scaffali. Tra capitoli ufficiali, spin off, remaster e remake, parliamo di un conteggio che sfora in scioltezza il centinaio di videogiochi, con storie iconiche – come Final Fantasy 7 – che restano inamovibili nel cuore degli appassionati, oltre poi a rappresentare tasselli fondamentali della storia del medium videoludico stesso. 

FINAL FANTASY RESONANCE, SGUARDO AL FUTURO CON UN OCCHIO AL PASSATO

Con premesse tanto roboanti, è inevitabile guardare a ogni nuova produzione legata al franchise con quel pizzico di fisiologico sospetto: riuscirà a rispettare gli elevatissimi standard che la fanbase si aspetta da ogni nuovo capitolo? Oppure si assisterà a un clamoroso flop? Domande che è più che lecito porsi, ma che è ugualmente necessario spegnere sul nascere: Final Fantasy Resonance ha tutte le carte in regola per portare avanti in maniera ottimale la tradizione quarantennale della serie targata Square Enix.

Con questo nuovo titolo si assiste a un’operazione molto delicata da parte di publisher e team di sviluppo. Quella racchiusa all’interno del titolo è infatti l’essenza videoludica di “Final Fantasy Brave Exvius”, il videogioco mobile che ha cessato le proprie attività nel 2025. L’obbiettivo era quello di rendergli giustizia e, al contempo, traghettarlo in ambito j-rpg (gioco di ruolo con forte impronta nipponica) senza che però se ne perdesse l’essenza sita nella sua componente narrativa.

Una prima sottolineatura importante va fatta sul fronte dell’aspetto tecnico e artistico, che si fondono inscindibilmente in materia di scelte operate dagli sviluppatori. Nel nuovo videogioco del franchise non si punta a sorprendere con effetti grafici strabilianti. Al contrario, quello che ci si trova davanti, se vogliamo, è un omaggio estetico ai fasti del passato. La grafica con cui è vestita questa nuova iterazione della serie è infatti in HD-2D, tecnica che cala gli sprite in pixel art bidimensionali all’interno di ambienti tridimensionali. Il risultato è sicuramente apprezzabile sotto numerosi punti di vista, con i nostalgici che avranno pane per i loro denti, mentre i più giovani avranno modo di confrontarsi con lo spirito classico e senza fronzoli degli esordi.


UN RITORNO ALL’EPOCA D’ORO DEI GIOCHI DI RUOLO

Come da canoni della serie, e nel rispetto di quanto detto nel paragrafo precedente, in Final Fantasy Resonance importanza cruciale l’avrà tutto quanto concerne la componente narrativa. Una storia che porta gli utenti a Grandshelt, il Regno dei Cavalieri. Un luogo ameno e i cui ritmi vitali erano scanditi dalla pace, grazie al potere dei cristalli. Questo almeno finché tutto non va irrimediabilmente in malora.

Basta un campanello d’allarme che arriva dal Santuario della Terra, dove la barriera magica protettiva mostra segni d’indebolimento e richiede indagini approfondite. È solo il primo tassello di una storia dal respiro epico, tra clamorose cadute ed eroiche resistenze, che fonda il proprio essere sul tema del viaggio in una continua rincorsa volta al ripristino degli equilibri perduti. Eccessivamente criptico? Probabile, ma non c’è alcun motivo che spinga a rovinare il piacere di tutti coloro in cerca di un’avventura avvolgente e tutta da scoprire.

Quello che possiamo dire è che gli elementi per un’epopea avvincente ci sono tutti. Immersi nel collante narrativo dai tratti convincenti troviamo infatti un manipolo di personaggi ben definiti e dotati di proprie specifiche caratteristiche. C’è il comandante Rain, le cui gesta sono alimentate da ideali e coraggio, a cui si affiancano l’amico d’infanzia Lasswell (nonché suo vice) e Fina, una misteriosa ragazza (dotata però di incredibili poteri) che si unisce a loro in corso d’opera. E c’è poi il villain di turno, Veritas of the Dark, amabilmente detestabile. Gli ingredienti principali, insieme a misteri e battaglie, che animano le vicende date in pasto agli appassionati, chiamati a muoversi tra città e dungeon, alternando esplorazioni a scontri.

Questi ultimi si svilupperanno con la formula classica degli strategici a turni. La rapidità di riflessi cede in questo caso il passo alla riflessione e alla pianificazione di ogni mossa. Siamo di fronte a un sistema di combattimento molto profondo, che richiederà attenzione particolare nel ponderare le proprie mosse, al fine di sfruttare punti di forza dei propri personaggi e debolezze nemiche. Il fine ultimo è ovviamente quello di ottenere il migliori risultato possibile sul campo di battaglia, e questo sarà possibile solo servendosi di ogni opportunità nel migliore dei modi.

Profondità di narrazioni e stratificazione del gameplay sono soltanto alcune delle frecce nella faretra di Final Fantasy Resonance, un videogioco che promette di tenere compagnia per decine e decine di ore (ben oltre le cinquanta) rendendo onore al franchise di cui porta fieramente alto il vessillo e, al contempo, omaggiando l’epoca d’oro dei giochi di ruolo.

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